La sua conversione clamorosa ormai è leggenda: da Tinto Brass all’impegno da missionaria in giro per il mondo, con un fervore religioso di dimensioni bibliche. E ora Claudia Koll, che il mese scorso ha compiuto cinquant’anni, ha rilasciato una lunga intervista al Giornale, nella quale ripercorre le tappe della sua vita e soprattutto i motivi del suo radicale cambiamento.
A parte gli aneddoti sulla conversione (“È cominciata nel 2000, quando ho passato la Porta Santa”) e sul suo impegno religioso e umanitario (“Da 15 anni giro il mondo per annunciare la misericordia e la grazia di Dio. E poi c’è un impegno concreto, l’associazione Le opere del Padre, che opera in Africa e soprattutto in Burundi”), la parte più interessante dell’intervista concessa al quotidiano milanese forse è quella che ripercorre gli anni pre-conversione: da Tinto Brass in poi, passando per Sanremo, le fiction e il cinema.

Parlando dell’esperienza cinematografica con il re del cinema erotico, la Koll perde molta di quella gioia che dice di avere: si è pentita. Molto. E addirittura arriva a dichiarare quanto segue: “Il film di Brass non mi ha aiutata: sono rimasta due anni senza lavorare. Mi aveva ostacolato la carriera”. In realtà, se la memoria non ci inganna, è stato proprio Così fan tutte del maestro veneziano a lanciare nel mondo dello spettacolo l’allora sconosciuta Claudia Koll. Ma pazienza, l’attrice romana ricostruisce la vicenda in altro modo. E rincara la dose: «Io sognavo il cinema di Bergman. Feci un grosso errore di valutazione: pensai che mi avrebbe fatta conoscere e invece lo impedì, perché tutti si fermarono al mio corpo, e le uniche chance di lavoro erano dello stesso genere. Così mi fermai per due anni, fino a che Baudo mi chiamò al Festival di Sanremo”. Se sogni Bergman e lavori con Brass, evidentemente c’è qualcosa che non quadra. E comunque ci sono state molte altre attrici che dopo l’esperienza con Brass sono riuscite a passare ad altro, persino al cinema impegnato o alla televisione per famiglie.

Ingratitudine a parte nei confronti del regista che l’ha lanciata, la Koll non risparmia critiche neppure ai giornali: “A volte pubblicano anche immagini di quell’epoca, e mi dispiace”. Di colpe i giornali ne hanno sempre tante, per carità, ma perché non dovrebbero pubblicare immagini di quando l’adesso pia Claudia Koll deliziava gli spettatori sui piccoli e grandi schermi italici? La sua conversione è una vicenda personalissima e da rispettare, ma il passato, soprattutto se è pubblico, non passa. Neppure se adesso si preferisce San Pietro a Sanremo.

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