Le polemiche di alcuni lavoratori della Scala per nulla intenzionati a fare servizio il primo maggio sembrano ormai del tutto dimenticate. Gli occhi sono ora tutti puntati su di lei, la Turandot che segnerà l’inizio dell’Esposizione universale. Tanto che l’opera è soldout non solo per la tanto discussa prima – in scena nel giorno della festa dei lavoratori – ma per sei delle otto repliche previste. Direttore d’orchestra dell’opera di Giacomo Puccini sarà Riccardo Chailly, all’esordio come direttore principale del Teatro e interprete di riferimento del melodramma di Puccini.

Nella regia del tedesco Nikolaus Lehnhoff, Turandot si copre di eleganza figurativa, con la crudele regina pechinese ammantata di un’eleganza quasi gotica, al centro di una scenografia squadrata, resa ancor più imponente da pervasive luci rosse. Una scena che resta immutata durante le tre ore di spettacolo, ma che i passaggi di luce dipingono come un’enigmatica prigione iniziale, per poi ritrarla come un’accecante luogo di luce sul finale, quando Turandot si spoglia del sui costume (che nelle intenzioni del regista dovrebbe farla sembrare “un grande insetto con un grosso mantello”) e si abbandona all’amore. Altra novità del finale, il fatto che il corpo di Liù, la vittima sacrificale della relazione tra Calaf e Turandot, è tenuto sul palco anche dopo la sua morte: un lieto fine, quindi, umanizzato e senza eccessivi trionfalismi. Colpirà – o quanto meno farà sorridere – anche il contrasto tra il registro della trama principale dell’opera e gli alleggerimenti di Ping, Pong e Pang, i tre ministri del regno con creste, bretelle e bombette che bevono birra e guardano un poster di una giovane pin up.

Tre atti che vanno a costituire praticamente una scena unica al servizio di un’opera dal sapore intimista che – per la prima volta alla Scala – terminerà con il finale composto nel 2001 dal milanese Luciano Berio, riprendendo 23 dei 30 schizzi lasciati da Puccini. La partitura dell’opera, infatti, non ha avuto un finale siglato da Puccini per la morte del maestro. Ma nelle pagine scritte da Berio l’intenzione è proprio quella di restituire all’ascoltatore le intenzioni estetiche e drammaturgiche del compositore.

Sul palco Nina Stemme vestirà i panni di Turandot, Aleksandrs Antonenko quelli del principe Calaf, Maria Agreste nel ruolo di Liù e Alexander Tsymbalyuk come Timur. Turandot inaugura la programmazione scaligera per Expo: sei mesi in cui il Teatro sarà aperto per 122 serate d’opera, 62 di balletto e 88 concerti. Già il 2 maggio i Berliner Philharmoniker inaugureranno il Festival delle Orchestre Internazionali per Expo, che durerà fino al 27 ottobre, e dal 16 aprile andrà in scena CO2, l’opera sul cambiamento climatico commissionata dal Teatro alla Scala a Giorgio Battistelli. Il 1 maggio, Turandot l’opera sarà trasmessa anche in diretta su Rai5 a partire dalle 19.40 e su Radio3 Rai.

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