Cinema

Oscar 2015, i candidati – La sfida per il miglior film in lingua straniera

In primo piano c’è il film polacco Ida. Altro concorrente è il Leviathan di Andrey Zvyagintsev. Del terzetto balcanico fa parte anche il film estone Tangerine diretto Zaza Urushadze. A concorrere per il prezioso riconoscimento mondiale c’è anche il piccolo capolavoro: Timbuktu. Fanalino di coda è il film argentino Storie Pazzesche, prodotto da Pedro Almodovar

di Davide Turrini

L’eredità Sorrentino potrebbe parlare una lingua dell’Est Europa. Sono tre su cinque i titoli che arrivano dall’area baltico/sovietica in lizza per vincere l’Oscar 2015 come miglior film straniero. Il successore de La Grande Bellezza ha alte probabilità di provenire da un’area di produzione cinematografica non molto considerata in passato dall’Academy.

Ida
In primo piano e favoritissimo c’è il film polacco Ida, già vincitore del premio omologo nella recente cerimonia dei Bafta inglesi, nonché titolo oramai da 10 milioni di dollari d’incasso nei vari paesi in cui è uscito (quattro solo negli Usa). Molti indizi portano ad una vittoria del film diretto dall’anglopolacco Pawel Pawlikowski, già noto in terra inglese per Last Resort e My summer of love. Intanto Ida è un film del 2013 – la prima a Toronto poi a Telluride risale a settembre di un anno e mezzo fa – quindi la curiosa immissione ritardata nel quintetto dei nominati fa presagire un risarcimento a posteriori, dovuta anche al “fenomeno” Paolo Sorrentino per gli Oscar 2014. Inoltre in Ida si sfiora e poi lentamente ci si immerge in una delle tematiche più apprezzate dai giurati dell’Academy: la tragedia dell’Olocausto.

Nella Polonia del 1962 Anna è una ragazza orfana cresciuta in un convento dove sta per prendere i voti. L’inattesa scoperta di una parente ancora in vita, la sorella della madre, un magistrato che fa parte dell’alta società comunista polacca, la spinge all’incontro con la parente e alla scoperta delle proprie sconosciute origini ebraiche. Ida dovrà quindi scegliere se continuare sulla strada della religione che l’ha salvata durante il nazismo, ma che non ha risparmiato i genitori, e le sue nuove radici ebraiche al di fuori del convento cattolico. I critici americani più blasonati hanno lodato più volte il film, mentre in Italia è stato distribuito dalla coraggiosa Parthenos e ha incassato oltre 700mila euro uscendo durante la primavera del 2014.

Leviathan
Altro concorrente per l’ambita statuetta è il Leviathan di Andrey Zvyagintsev. Un lungo apologo ambientato sulla penisola di Kola, dove Kolya e la sua famiglia si trovano di fronte alla perdita della loro casa e della terra, per via di un sopruso del sindaco corrotto del loro piccolo paese. Determinato a riprendere il controllo della sua casa, Kolya chiede aiuto ad un avvocato suo vecchio amico di Mosca. Zvyagintsev ha vinto il Leone d’Oro nel 2003 a Venezia con la sua opera prima, Il Ritorno (presidente di giuria Mario Monicelli ndr), poi è diventato habitué di Cannes: con The Banishment nel 2007 Konstantin Lavronenko ha vinto la palma d’oro come miglior attore; poi ancora al Certain Regard con Elena nel 2011 e di nuovo in Concorso con Leviathan. Un film russo non vince l’Oscar come miglior film straniero dal 1994 con Sole Ingannatore.

Tangerine
Del terzetto balcanico fa parte anche il film estone Tangerine diretto Zaza Urushadze ambientato durante il crollo dell’Unione Sovietica in una comunità estone della Georgia.  Mentre gli scontri armati si avvicinano a quel territorio un carpentiere di nome Ivo si attarda nell’aiutare un vicino di casa nella nuova raccolta di mandarini. È la prima volta che un film prodotto in Estonia viene candidato agli Oscar.

Timbuktu
A concorrere per il prezioso riconoscimento mondiale c’è anche il piccolo capolavoro: Timbuktu, targato produttivamente Mauritania. Il nuovo film del 53enne maestro mauritano Abderrahmane Sissako è passato in Concorso a Cannes lo scorso maggio e racconta dell’arrivo di un jihadista in villaggio nel Nord del Mali sul finire del 2012.

La pacifica esistenza degli abitanti del villaggio va in frantumi di fronte alle reiterate restrizioni imposte alla popolazione: dai precetti più stringenti della sharìa come l’obbligo per le donne di coprirsi il viso con il velo e le mani con i guanti, come la proibizione del gioco del calcio pena 20 frustate. Alla macrostoria si intreccia il destino del contadino Kadine finito in cella per un colpo partito accidentalmente del suo revolver dopo una lite con un vicino. Difficile che Sissako vinca l’Oscar, anche se per noi rimane uno dei più importanti film di questo nuovo anno cinematografico.

Storie Pazzesche
Fanalino di coda è il film argentino Storie Pazzesche, prodotto da Pedro Almodovar e diretto da Damian Szifron. Molto recente (2009) l’Oscar come miglior film straniero per un altro titolo argentino Il Segreto dei suoi occhi; film che ha come protagonista la star sudamericana oramai riconosciuta a livello mondiale, presente anche nel divertente e bizzarro film di Szifron: Ricardo Darin.

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