Meriam Ibrahim, la 27enne di religione cristiana condannata in primo grado il 15 maggio all’impiccagione per apostasia e alla fustigazione per adulterio, è stata rimessa in libertà. Lo hanno confermato all’ong Italians for Darfur l’avvocato di Meriam e l’associazione locale Sudan chance now.
 
Meriam era in carcere dall’agosto 2013, col suo primo figlio attualmente di 20 mesi, e in carcere aveva dato la luce a un secondo figlio un mese fa. La notizia era stata anticipata nel primo pomeriggio dall’ambasciatrice del Sudan, S.E. Hassan Gornass poco dopo un cordiale e costruttivo incontro con una delegazione di Amnesty International Italia che le aveva consegnato più di 21.000 firme raccolte nelle ultime settimane dall’organizzazione per i diritti umani.
 
Domani le autorità sudanesi renderanno note i motivi della decisione: si spera confermeranno l’annullamento – e non la mera sospensione – delle condanne. Per evitare altri casi come questo, sarà ora importante modificare gli articoli del codice penale che, criminalizzando l’apostasia e l’adulterio, favoriscono condanne come quella di Meriam Ibrahim e che non sono in linea con gli obblighi internazionali del Sudan in materia di diritti umani e con la stessa Costituzione ad interim del Sudan.

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