Centoquaranta lavoratori con il fiato sospeso. Sono ingegneri e tecnici dipendenti della divisione Ricerca e sviluppo di Ericsson, con sede a Vimodrone, in provincia di Milano. La decisione della multinazionale svedese di cedere alla società indiana Hcl il ramo d’azienda – specializzato in ricerca su prodotti a microonde – non li lascia tranquilli. E neanche l’incontro del 19 maggio nella sede di Assolombarda a Milano, durante il quale i sindacati hanno discusso della vertenza con i rappresentanti delle due aziende, ha dato garanzie agli ingegneri di Vimodrone. I lavoratori, che hanno scioperato per quattro ore e manifestato all’esterno della sede dell’associazione degli industriali, continuano così lo stato d’agitazione e il blocco degli straordinari.

Le preoccupazioni per loro sono iniziate lunedì 5 maggio, quando Ericsson ha comunicato la decisione di trasferire ad Hcl il ramo d’azienda dal prossimo 1 luglio. La scelta di vendere è stata motivata dalla società con la necessità di “adeguare profilo e dimensioni della sua attività di ricerca e sviluppo per affrontare al meglio la situazione di mercato e le prospettive a lungo termine delle trasmissioni a microonde”. Alessandro Pane, responsabile del settore Ricerca e sviluppo in Italia, ha spiegato ai sindacalisti – stando a quanto riporta una nota della Slc Cgil – “di non essere in grado di fornire alcuna garanzia occupazionale né del tipo di attività che si andrà a svolgere nella futura azienda”. In realtà, la società ha dato una prima indicazione su come funzionerà il trasferimento. “L’azienda ci ha spiegato che, per i primi tempi, in 120 continueremo a occuparci di commesse Ericsson, poi saremo progressivamente trasferiti ad attività Hcl”, racconta Donato Centrone, delegato Rsu. “Ma questa comunicazione ci è stata fatta oralmente, noi chiediamo un impegno scritto. Non abbiamo ancora ottenuto alcuna rassicurazione concreta sul mantenimento dei posti di lavoro”.

Queste rassicurazioni, attese nell’incontro presso la sede di Assolombarda, non sono ancora arrivate. “E’ stata una giornata interlocutoria, abbiamo espresso le nostre perplessità sull’operazione”, riferisce il delegato sindacale. “Hcl Italy srl ha un capitale sociale di 10mila euro: abbiamo chiesto che sia aumentato per dare maggiori garanzie economiche ai dipendenti”. Altra richiesta dei sindacati è il passaggio della nuova società dal settore del commercio a quello dell’industria, in modo da potere usufruire, in caso di stato di crisi, degli ammortizzatori sociali. Da parte di entrambe le aziende, a quanto riporta Centrone, c’è stata un’apertura a parole per entrare in una fase di concertazione, ma non è stato preso alcun impegno formale, nemmeno sul nodo centrale del mantenimento dei posti di lavoro. Anche in questo caso, i lavoratori dovranno aspettare: il prossimo incontro tra le parti si terrà a fine mese.

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