Il premier Renzi non ripete altro: scuola, scuola, scuola. Soldi per rimettere in sesto aule disastrate, soldi per gli insegnanti in deficit di ruolo sociale, soldi per dare ai ragazzi strumenti di crescita. Eppure, dentro le scuole d’Italia, c’è un potere nuovo, diverso: la tecnologia, i social media che per gli studenti ormai contano più dei libri. Una mamma vuol parlare di questo, del sentimento con cui combatte ogni volta che pensa ai suoi figli, cioè l’impotenza di un adulto davanti a quella rete capace di mangiare ogni curiosità, stimolo e gioia nelle mani dei più giovani.

 

Mi chiamo Bruna, sono una mamma lavoratrice, con due figli ormai grandi.
L’altro giorno, leggendo, come faccio spesso, sul blog del Fatto, la lettera di Martino, insegnante di scuola media, sull’uso di tutti gli aggeggi elettronici a disposizione dei nostri ragazzi, sono stata male e non poco.
Naturalmente non è che non mi guardi intorno e veda l’uso smodato di cellulari, tablet e quant’altro.
Però è come se la descrizione del professore mi cogliesse impreparata, impotente e mi mettesse violentemente di fronte a cose che non so affrontare.
Ecco è proprio questo: io mi sento impotente. Come far capire a dei ragazzi che si può stare benissimo un’ora senza guardare il cellulare, messaggiare, ecc?
Capisco lo sgomento di Martino è anche il mio.
Siamo ancora in tempo per fare qualcosa? 

di Bruna Clemeno

_________________________________________________________________________

Le parole, le regole, il rispetto, sono la premessa dell’educazione scolastica. Chi sta oggi in cattedra, dalle elementari al liceo, segnala questo come tema prioritario: è più difficile domare la classe che insegnarle qualcosa. L’iperattività, l’invadenza della tecnologia, il linguaggio volgare, la violenza nel gestire sentimenti e reazioni diventano stress quotidiano, e carenza d’apprendimento. paroladiprof@gmail.com è l’indirizzo per segnalare problemi e idee. Fatelo chiunque voi siate: studenti, mamme, nonni o maestre. Le parole, per noi, sono importanti.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

RIVOLUZIONE YOUTUBER

di Andrea Amato e Matteo Maffucci 14€ Acquista
Articolo Precedente

Istruzione: merito e valutazione, le parole d’ordine di chi non vuole pensare

next
Articolo Successivo

Il baratto di Matteo Renzi sulla scuola

next