Qualche anno fa, abbiamo organizzato a Rimini la presentazione del libro Australian ‘Ndrangheta scritto da Enzo Ciconte (storico ed esperto di criminalità organizzata) e Vincenzo Macrì (all’epoca sostituto procuratore della direzione nazionale antimafia) con la testimonianza della vedova di Nicola Calipari (l’agente dei servizi segreti ucciso nel 2005, durante la liberazione della giornalista Sgrena, in Iraq).

In tutta Europa, ed oltreoceano, riconoscono a noi italiani (roba da andarne fieri) di essere tra i migliori importatori di criminalità organizzata”: ‘ndrangheta, camorra, mafia e sacra corona unita. I loro affari spaziano dal traffico internazionale di stupefacenti, all’usura, all’estorsione fino al riciclaggio.

Reinvestono in attività lecite: ristorazione, edilizia e turismo. In Italia e all’estero.

Il libro di Ciconte e Macrì racconta di come la ‘ndrangheta, oggi forse la più potente mafia italiana, è riuscita a diffondersi in Australia grazie alle proprie capacità imprenditoriali e criminali, ma soprattutto grazie alla propria struttura di tipo familistico. Accade così che le varie colonie sparse per il mondo rispondono sempre alla base, in Italia.

Una parte del libro è anche dedicata ai codici di affiliazione e alla missione del compianto Nicola Calipari che, alla fine degli anni ’90, descrisse in una dettagliata relazione il fenomeno dell’infiltrazione della ‘ndrangheta in Australia. Ma come abbiamo visto la ‘ndrangheta non è arrivata solo in Australia.

La sua capacità “imprenditoriale” sta soprattutto nel riuscire a creare “joint venture” con quelle che un tempo sarebbero state le sue più agguerrite concorrenti. E la conferma è arrivata ancora una volta dall’inchiesta “New Bridge”, condotta dalla Procura di Reggio Calabria e l’FBI americana. ‘Ndrangheta e Cosa Nostra di New York (the Gambino crime family) insieme in affari con un’unica “mission”: il traffico internazionale di stupefacenti.

Manco farlo apposta, quando abbiamo presentato il libro di Ciconte e Macrì il titolo dell’incontro era: “The best made in Italy in the world”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Piano Carceri, il giudice Sabella denuncia: “Dati non veri e appropriazione indebita”

next
Articolo Successivo

‘Ndrangheta a Milano, processo Valle: sentenza d’Appello verso annullamento

next