Altro che ripresa economica, come ha annunciato mercoledì 8 il ministro Fabrizio Saccomanni. Secondo l’Istat nei primi nove mesi del 2013 il potere d’acquisto delle famiglie è calato dell’1,5% nei confronti dello stesso periodo del 2012. Un dato “sottostimato” per il Codacons, ma ancora più preoccupante se analizzato in termini pro capite: “Il potere d’acquisto delle famiglie italiane è arretrato di 25 anni. Ciò è complementare al significativo aumento della povertà negli ultimi anni”, calcola la società di studi economici Nomisma, anche se dopo sei anni di caduta quasi ininterrotta, “si è stabilizzato negli ultimi mesi. Ciò è favorevole alla ripresa che dovrà contare, oltre che sull’export, sulla stabilizzazione dei consumi privati“, sostiene l’economista Sergio De Nardis.

E a poco serve che  il reddito disponibile delle famiglie consumatrici sia aumentato dello 0,8% nel periodo luglio-settembre 2013 rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% rispetto al corrispondente periodo del 2012, visto che all’incremento non corrisponde appunto una crescita del potere d’acquisto. La conferma, se mai fosse stata necessaria, arriva dall’andamento dei consumi. Con gli italiani che continuano a tagliare la cinghia anche per i beni primari: cibo e corrente.

Sul secondo fronte parlano chiaro i dati forniti da Terna secondo la quale per il secondo anno consecutivo la domanda di elettricità in Italia registra un segno negativo. Numeri alla mano, i primi dati provvisori elaborati sul fabbisogno di energia elettrica nell’anno appena concluso fanno segnare una flessione del 3,4% rispetto al 2012, che a sua volta aveva chiuso con un calo dell’1,9% sul 2011. In termini generali si tratta del calo più consistente da inizio secolo dopo quello del 2009. Si risparmia anche a tavola: da inizio anno si registrano tagli del 4% alla spesa sul cibo. La Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati Istat parla di “tavola low-cost”: il 62 % delle famiglie ha ridotto quantità e qualità del cibo acquistato, percentuale che però supera addirittura il 70 % nel Mezzogiorno. Inoltre per 6,5 milioni di famiglie i discount sono diventati l’unica alternativa sostenibile. 

E intanto  dai dati Bankitalia emerge un taglio dell’80,1% del risparmio delle famiglie dal 2002 al 2012. “Il risparmio delle famiglie italiane è stato falcidiato a partire dal 2002 con l’introduzione dell’euro. Balza agli occh con una diminuzione da 95 miliardi di euro a 18,863 miliardi di euro”, ha commentato il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, sostenendo che i dati dell’Istat sulla propensione al risparmio delle famiglie sono “troppo ottimistici”.

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