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Il leghista anti-euro Bagnai approda all’Antitrust: i presidenti delle Camere lo nominano componente dell’authority per la concorrenza

Il responsabile economia del partito di Salvini prende il posto di Saverio Valentino, promosso alla presidenza. La nuova destinazione istituzionale comporta l’addio agli incarichi parlamentari
Il leghista anti-euro Bagnai approda all’Antitrust: i presidenti delle Camere lo nominano componente dell’authority per la concorrenza
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Il deputato leghista Alberto Bagnai, associato di politica economica all’Università Gabriele d’Annunzio di Pescara in aspettativa, che per anni ha sostenuto la necessità di preparare l’uscita dall’euro, è stato nominato dai presidenti delle Camere componente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Prende il posto di Saverio Valentino – figlio del penalista Giuseppe Valentino, ex parlamentare di An e sottosegretario alla Giustizia con Silvio Berlusconi – che è stato promosso alla presidenza dell’authority a cui spetta il compito di proteggere i cittadini da pubblicità ingannevoli, pratiche commerciali scorrette, clausole vessatorie e violazioni dei diritti nei contratti.

La nuova destinazione istituzionale comporta per il responsabile economia della Lega – che è pure musicista barocco e nel tempo libero si diletta con il clavicembalo, suonando in ensemble e orchestre specializzate – l’addio agli incarichi parlamentari. Dovrà quindi lasciare il seggio alla Camera, la vicepresidenza del gruppo della Lega a Montecitorio e la presidenza della commissione parlamentare di controllo sugli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. Per riscoprirsi esperto di concentrazioni societarie, intese restrittive della concorrenza, abusi di posizione dominante, tutela dei consumatori e funzionamento dei mercati. Settori lontani dal suo expertise accademico limitato alla macroeconomia, come ha fatto notare il deputato libdem Luigi Marattin.

Bagnai è diventato noto al grande pubblico con il blog Goofynomics e il libro Il tramonto dell’euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa (2012). Per anni ha sostenuto che l’unione monetaria fosse una delle cause degli squilibri economici italiani e che fosse necessario preparare una strategia di uscita. Nel mirino finiva spesso anche il presidente della Bce Mario Draghi. Nel 2013, intervenendo al Parlamento europeo al convegno “Morire per l’euro?”, organizzato dal gruppo Efd di Nigel Farage e Francesco Speroni, criticò il “whatever it takes” con aveva difeso la moneta unica. Salvo rivalutare la sua figura al momento dell’insediamento di Draghi a Palazzo Chigi, quando ebbe a dire che li univa “una lingua comune” sul terreno economico e che sulle sue analisi di politica economica non aveva “mai trovato nulla da obiettare”.

Nel frattempo era stato eletto al Senato con la Lega e diventato presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama, incarico mantenuto fino al luglio 2020. Nello stesso anno aveva assunto la responsabilità del dipartimento Economia del partito, prendendo il posto di Claudio Borghi.

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