Concordato biennale, per convincere gli autonomi a rinnovare l’accordo con il fisco il governo amplia la sanatoria sul nero
Il governo Meloni torna a usare il condono come esca per convincere le partite Iva ad aderire al concordato preventivo biennale. Nel decreto omnibus approvato dal Consiglio dei ministri martedì trova spazio infatti l’allargamento del ravvedimento speciale già concesso agli autonomi che hanno partecipato alla prima edizione dell’accordo con le Entrate sulle tasse da pagare nei due anni successivi. I contribuenti Isa che accetteranno di rinnovare l’adesione per il biennio 2026-2027 – sui 460mila che hanno firmato nel 2024 – potranno sanare a condizioni di favore anche le somme non dichiarate relative al 2023, ultima annualità rimasta finora esclusa dalla sanatoria. La modifica era stata chiesta a più riprese dai parlamentari di maggioranza che siedono nelle commissioni Finanze di Camera e Senato. L’anno scorso però non era passata, visto che per quell’annualità i termini dichiarativi erano ancora aperti. Ora la richiesta viene recepita.
Giova ricordare che il ravvedimento speciale, partorito nel 2024 per rendere più appetibile lo strumento su cui il viceministro con delega al fisco Maurizio Leo aveva puntato tutto, consente di mettere al riparo dagli accertamenti gli anni precedenti pagando un’imposta sostitutiva calcolata in modo forfettario, molto inferiore a quella ordinaria. Per l’Irpef le aliquote variano dal 10 al 15%, crescenti al diminuire del punteggio ottenuto nell’Indice sintetico di affidabilità fiscale, e si applicano non sull’intero reddito effettivamente sottratto al fisco ma su un imponibile “forfettario” ottenuto incrementando il reddito già dichiarato di una quota fissa, compresa tra il 5% e il 50% sempre a seconda del grado di affidabilità fiscale attribuito dalle Entrate. Per l’Irap è prevista un’imposta sostitutiva del 3,9%.
Fino a oggi la definizione agevolata riguardava le annualità dal 2018 al 2022. L’occasione è stata colta da 188mila contribuenti, che hanno versato in media – per le cifre non dichiarate in quegli anni – solo 6.700 euro a testa. Con la modifica approvata dal governo entra nel perimetro anche il 2023: chi entro il 2 novembre accetterà di replicare l’esperienza potrà contemporaneamente regolarizzare a prezzi di saldo anche l’ultimo anno ancora scoperto. L’intervento conferma la filosofia con cui il concordato è stato costruito fin dall’inizio. Ogni volta che le adesioni si sono rivelate inferiori alle aspettative, il governo è intervenuto aumentando gli incentivi anziché modificare l’impianto dello strumento. Prima la possibilità di aderire estesa anche agli autonomi che in base alla pagella Isa sono probabili evasori, poi la flat tax sulla differenza tra reddito storico e reddito concordato, poi il ravvedimento speciale, ora l’estensione della sanatoria. L’esperienza mostra che non è bastato: nonostante il progressivo accumulo di benefici, l’adesione è rimasta lontana dalla platea potenziale degli autonomi interessati.