La parola più in voga, nel dibattito politico italiano di questi giorni, è “patto“. Dopo Angelino Alfano e Maurizio Lupi, l’ultimo ad usarla, in ordine di tempo, è il candidato segretario del Pd, Matteo Renzi. “Penso che Letta verrà alla Camera la prossima settimana, dopo aver visto i segretari di partito, e proporrà un patto alla tedesca”, ha detto il sindaco fiorentino, ospite della trasmissione Porta a porta. “Dopo la fiducia, entro gennaio, proporrà insomma un programma dettagliato”. Il riferimento è all’accordo raggiunto in Germania tra la Cdu di Angela Merkel e la Spd: i due partiti hanno trovato un’intesa su una serie di interventi che dovrà mettere in atto il nascente governo di coalizione.

Ma non è la prima volta che Renzi parla di un patto da stringere con il premier. Già domenica, il sindaco di Firenze gli aveva offerto “una disponibilità vera, un patto di un anno”. In particolare, aveva proposto “tre punti che noi consideriamo ineludibili”, e cioè riforme, lavoro ed Europa. L’appello suonava come un ultimatum: in caso di mancato accordo, Renzi aveva annunciato che il Pd “separerà il suo destino da quello della maggioranza”. L’idea era stata lanciata, due giorni prima, dallo stesso vicepremier Alfano: “Subito dopo la legge di stabilità approvata in via definitiva e la conclusione del congresso del Pd, vogliamo fare un contratto di programma, lo vogliamo chiamare Italia 2014“. Il suo pensiero era subito andato a Renzi e al Pd: “Vedremo chi sarà il segretario e se come primo gesto vorrà far cadere il governo presieduto da un esponente democratico. Spero che la vicenda del Pd non ricada sull’Italia e che il conto non lo paghino gli italiani”. A seguire il suo leader era stato un altro esponenente del Nuovo Centrodestra, nonché del governo. “A Renzi e al Pd ricordiamo che questo non è un esecutivo di sinistra o del Partito democratico, ma un governo eccezionale”, aveva ammonito il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi. “Serve un patto chiaro, decidendo insieme le priorità per i prossimi 14 mesi”.

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