Angelino Alfano insiste: vuole un patto con Matteo Renzi. “Subito dopo la legge di stabilità approvata in via definitiva e la conclusione del congresso del Pd, vogliamo fare un contratto di programma, lo vogliamo chiamare Italia 2014”. Quello che aveva fatto Renato Brunetta tutti i giorni – cioè ricattare il governo un giorno sì e l’altro pure – ora lo ripete anche il vicepresidente del Consiglio che ha organizzato una conferenza stampa della delegazione governativa di Nuovo Centrodestra: “Abbiamo parlamentari sufficienti per tenere in vita il governo ma anche viceversa” dice ed è un messaggio per Enrico Letta. Quanto al Pd e alla probabile nuova guida di Renzi: “Vedremo chi sarà il segretario e se come primo gesto vorrà far cadere il governo presieduto da un esponente democratico. Spero la vicenda del partito democratico non ricada sull’Italia e che il conto non lo paghino gli italiani”. Da una parte Alfano annuncia che Nuovo Centrodestra si presenterà con una sua sigla e un suo simbolo alle elezioni europee del 2014 e dall’altra il viceministro dell’Economia Luigi Casero sottolinea che “abbiamo mantenuto le promesse con i cittadini italiani, rimanendo all’interno dei vincoli di finanza pubblica” e che non è “aumentata la tassazione su cittadini”.

Cuperlo: “Renzi? Ricette in continuità con il ventennio berlusconiano”
L’attacco a Renzi, invece, arriva da Gianni Cuperlo, uno dei candidati alla segreteria del Pd, secondo il quale “la differenza tra me e Renzi è che pensare di uscire da questa crisi con ricette del passato ventennio non funziona. La nostra è una crisi della domanda e se reagisci dicendo che serve più flessibilità nel mercato del lavoro”. Cuperlo all’Aria che tira, su La7, spiega: ” è come entrare in un concessionario, compare una macchina nuova di zecca e poi tutte la mattine gli cambi l’olio del motore invece che metterci benzina. Poi però la macchina non cammina..”.

Ma non è l’unico rilievo mosso da Cuperlo al suo principale avversario. “Dire o si fa così o cade il governo non serve al Paese”. “A Renzi dico che abbiamo alle spalle sei-sette mesi in cui c’è stata la destra che ha detto o si fa così o cade il governo e non è questo il metodo che serve al Paese”. Ad ogni modo il concetto è lo stesso espresso già alla Convenzione di domenica scorsa: “Dobbiamo dire a Letta di avere più coraggio e radicalità. Il governo non ha più alibi, non tanto per la vicenda Berlusconi, ma per il fatto che c’è un Paese che ha bisogno di usicre dalla crisi più devastante della sua storia”. Per il candidato alla segreteria del Pd, “il governo è più forte se fa, se si rimbocca le maniche con coraggio e radicalità. Le ricette di ieri non bastano più, il Paese è sull’orlo di una polveriera sociale. Adesso un cambio di passo è decisivo”. 

Legge elettorale, il Quirinale incontra i ministri. Bondi: “Ormai è monarchia”
Intanto riparte il percorso – interrotto innumerevoli volte – della legge elettorale. A dare un nuovo colpo d’acceleratore è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che al Quirinale ha ricevuto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini e il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello, con i quali ha esaminato le prospettive e l’iter delle riforme costituzionali e delle proposte di riforma. Il ministro di Nuovo Centrodestra annuncia l’iniziativa dell’esecutivo: “Se non si muoverà il Parlamento” prima del pronunciamento della Corte costituzionale sul Porcellum, atteso per il 3 dicembre, “a quel punto si muoverà il governo”.

Ma l’incontro tra il capo dello Stato e i ministri fa andare su tutte le furie Sandro Bondi, da sempre molto critico nei confronti di Napolitano: “Oggi il Quirinale rende noto di aver avviato una verifica sulle riforme – dice l’esponente di Forza Italia – Domani probabile che Napolitano esamini con Saccomanni i provvedimenti economici. Dopodomani convocherà ne sono certo il ministro Bray per esprimere la sua via preoccupazione per i crolli occultati di Pompei. Da una repubblica parlamentare siamo passati senza saperlo ad una repubblica presidenziale e domani, come l’ottimo Crozza ha intuito, ad una monarchia costituzionale”.