Il mondo FQ

Ideologia fascista e regime sono due cose diverse: possiamo superare la questione su premier e accoliti

Non ci sono dubbi che nei valori sia sovrapponibile con le utopie distopiche del ventennio, però dal punto di vista istituzionale deve fare i conti con le altre forze della coalizione
Ideologia fascista e regime sono due cose diverse: possiamo superare la questione su premier e accoliti
Icona dei commenti Commenti

Ogni tanto il dibattito fascismo/antifascismo torna ad animare studiosi, giornalisti e forse l’opinione pubblica. Il problema è reso più acuto dal fatto che la premier, finora, non si è dichiarata antifascista. Allora significa che ricade nella categoria opposta? La questione è interessante e non facilmente risolvibile.

Avendo studiato gli economisti corporativi, gli economisti in camicia nera del ventennio per molti anni, mi sono fatto un’idea approfondita di cosa sia stato il fascismo, di come si diventi fascisti, e poi di come ci si possa adattare al nuovo contesto democratico. Infatti molti economisti corporativi all’inizio, come il loro maestro Vilfredo Pareto, erano dei liberisti convinti. Poi gli sconvolgimenti sociali seguiti alla prima guerra mondiale, soprattutto gli scioperi e l’occupazione delle fabbriche, li hanno portati verso posizioni autoritarie e favorevoli al nuovo regime antidemocratico. Con la caduta del regime, sono tornati nelle loro cattedre universitarie. Questo è il caso del più importante di essi, l’economista matematico Lugi Amoroso.

Nel caso degli economisti fascisti possiamo distinguere nettamente due aspetti: il fascismo come ideologia e il fascismo come sistema di potere autoritario, cioè il regime. Questi due elementi vanno tenuti ben distinti, altrimenti si fa una grande confusione. Il fascismo era visto da questi intellettuali innanzitutto come un’ideologia che si nutriva di una visione fortemente nazionalista ed etica della vita sociale. Il conservatorismo poi offriva una solida base di valori per cui si esaltava lo spirito di sacrificio, il rispetto della gerarchia, la famiglia patriarcale, le virtù miliari, la retorica del leader, il cattolicesimo romano e così via. Tutti questi valori sono riassunti sinteticamente, a mio avviso, nel celebre motto Credere, Obbedire, Combattere o simili.

Quindi da un punto di vista ideologico il fascismo non è stato una grande novità, trattandosi di un movimento nazionalista e reazionario. Per questa ragione, come ideologia fondamentalista presente nella società, è forse ineliminabile. Si tratta di una patologia sociale senza tempo. Ci sarà sempre qualche mente debole che ha bisogno di vivere all’ombra di un paternalismo violento e autoritario che matura nelle condizioni di una profonda crisi sociale, vera o percepita. Il problema, per il sistema democratico, è rappresentato dal fatto che in certe circostanze da forza marginale possa acquisire un consenso generale.

Ecco allora che si apre la seconda questione, quella del fascismo come sistema istituzionale che vuole comprimere le libertà individuali, in nome degli interessi più elevati della comunità (a parole, poi sono sempre quelli dei poteri forti). Più che di fascismo in generale dovremmo parlare, a questo proposito, di fascismi. Esiste infatti una gradazione del modo in cui i sistemi autoritari restringono le libertà individuali.

Il grado minimo è quello che possiamo indicare come una specie di fascismo bianco, situazione in cui le libertà sono minacciate ma comunque sussistono. Il grado massimo è quello del fascismo nero, quello totalitario di Mussoni che le negava integralmente incarcerando i dissidenti. Tra il bianco e il nero, esiste una gradazione di grigi che ci aiuta a capire la dimensione attuale del pericolo autoritario-fascista. Il passaggio dall’ideologia fascista alla sua realizzazione si presenta molto differenziato nei vari sistemi politici che gli studiosi chiamano, con un pudore eccessivo, autocratici o illiberali (cioè abbastanza fascisti).

Se questa impostazione ha un senso allora possiamo superare la vecchia questione se la premier o chiunque altro condivida le sue idee si possa definire fascista oppure no. Dal punto di vista ideologico non ci sono dubbi che nei valori sia perfettamente sovrapponibile con le utopie distopiche del ventennio, però dal punto di vista istituzionale deve fare i conti con le altre forze della coalizione che indeboliscono notevolmente la sua proposta autoritaria. Non a caso, pur in un Parlamento dove la coalizione di destra ha una maggioranza bulgara, il premierato non è stato nemmeno messo in calendario. Per cui la democrazia italiana non è così in bilico come molti ritengono.

Più preoccupante, a mio avviso, è il contesto internazionale. Negli Usa le pulsioni autoritarie sono molto più forti. Lo spostamento verso un grigio più scuro dello spettro autoritario/fascista negli Usa è molto marcato, almeno per due elementi. Il primo è una solidità ideologica e culturale rappresentata dal movimento Maga che sostiene fideisticamente Trump, presente in Italia in forma elementare nelle posizioni del generale-pensionato Vannacci. Il suprematismo americano, la sfiducia nellla scienza, il ritorno a religioni mitiche, l’esaltazione di un cattolicesimo reazionario e molti altri elementi ancora costituiscono un cemento irrazionale e anti-illuminista che è assente nel contesto europeo.

In secondo luogo si è verificato un eccezionale, e tragico per la democrazia, allineamento dei poteri costituzionali con Presidente, Congresso e Corte Suprema che condividono lo stesso apparentamento culturale e idelogico. Gli ordini esecutivi di Trump sono lo strumento concreto di questo autoritarismo para-fascista del Presidente. Tra l’altro, occorre notare che una pratica simile esisteva anche nello Statuto Albertino, ed erano i Regi Decreti abbondantemente usati dall’esecutivo e poi dal regime. I Costituenti, per evitare ogni tentazione autoritaria, pensarono bene di chiedere la loro conversione, diventati Decreti-legge, in legge entro 60 giorni alle Camere. E ancora, deliminarono a nove anni la permanenza dei giudici presso la Corte Costituzionale, sempre per evitare abusi.

La palla passa oggi, almeno nel contesto italiano, a chi non si dichiara antifascista. L’antifascismo è per il primato dei diritti individuali e delle libertà democratiche, l’autoritarismo fascista per quello dello Stato con la sua azione coercitiva al servizio della nazione. Se non si è antifascisti, non solo si passa dall’altra parte, il che è ovvio, ma si deve chiarire quale sfumatura di autoritarismo si vuole abbracciare. Su questo punto gli economisti corporativi, che erano fascisti ma non sciocchi, avrebbero molto da dire. La loro impostazione ai problemi economici è stata più influente di quello che possiamo pensare.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione