Riforme o voto subito. E in ogni caso elezioni nel 2015. Matteo Renzi si muove da segretario in pectore del Partito democratico e fissa i paletti per la sopravvivenza del governo. “Letta deve sapere che il suo esecutivo ora è incentrato sul Pd. Ha cambiato forma, le larghe intese originarie non ci sono più. Il Pd ha 300 deputati e Alfano ne ha 30. Il governo sta in piedi grazie a noi. Alfano dice che può far cadere Letta. Bene, così si va subito al voto. Io non ho paura. Lui sì. Perché sa che Berlusconi lo asfalta”. Al sindaco di Firenze replica subito il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi: “Vuole la crisi? Lo dica, non abbiamo paura”. Ancora più diretto il vicepremier Angelino Alfano: “Se Renzi ha l’obiettivo di prendere la sedia di Letta lo dica con chiarezza senza girarci attorno come si faceva con la vecchia politica”. Mentre un altro ministro di Ncd, Gaetano Quagliariello, torna ad alzare il tiro sulla necessità di riformare la giustizia, come del resto ha fatto ieri Alfano.

Interventi a cui Renzi ribatte a metà giornata da Pesaro: “Il Pd deve tirare fuori il coraggio, l’orgoglio, la responsabilità. Non può soltanto inseguire ciò che fa il governo o il resto della maggioranza, deve iniziare a dire le cose che secondo noi servono e su questo essere molto duro”. E ancora: “Non stiamo dicendo ora non più larghe intese, tutti a casa. Non stiamo dicendo questo. Ci sono cose giuste e banali che da 20 anni in Italia non si fanno. Queste cose riusciamo a farle o no?”. Per poi rivolgersi al vicepremier: “Caro Alfano noi non pensiamo alle poltrone, ma al bene del Paese, dell’Italia”. Ma le sue dichiarazioni provocano malumore anche negli sfidanti alle primarie, con Gianni Cuperlo che accusa: “Un ultimatum al governo mette a rischio l’unità del Pd”.

Il tutto parte dall’intervista rilasciata a Repubblica, in cui Renzi insiste: chi vince le primarie del Pd “impone la linea. Saremo leali ma conseguenti”. Al premier Enrico Letta, spiega, “offro una disponibilità vera, un patto di un anno. E quindi proporremo tre punti che noi consideriamo ineludibili”, e cioè riforme, lavoro ed Europa. E se l’esecutivo non realizzerà questi obiettivi, il Pd “separerà il suo destino da quello della maggioranza”.

“Il primo punto che porremo saranno le regole del gioco. Si mandino in pensione i saggi che vanno in ritiro a Francavilla e la proposta di modifica dell’articolo 138”, afferma Renzi, che rilancia la Camera delle autonomie locali e sostiene l’abolizione di “enti inutili come il Cnel” e la riforma del Titolo V della Costituzione. Quanto alla legge elettorale, “va bene qualsiasi riforma, purché si faccia e purché garantisca il bipolarismo e la governabilità”. Il secondo punto è l’economia, partendo dal “Job act: semplificazione delle regole nel lavoro, garanzie a chi non ne ha”, dichiara Renzi, secondo cui la patrimoniale “ora sarebbe un errore politico”. Il terzo punto è “l’anima del Paese. Letta vuole gestire il semestre europeo, allora si diano contenuti. Spendiamo meglio i fondi comunitari. Investiamo anche su scuola, immigrazione e diritti”, prosegue il sindaco di Firenze.

Sulla fedeltà dei democratici in Parlamento alla linea del Pd, “le cose da fare le decideranno gli italiani che parteciperanno alle primarie. Difficilmente qualcuno si tirerà indietro. Ma se c’è chi punta a spaccare il gruppo – avverte Renzi – sappia che la conseguenza saranno le elezioni anticipate”, per le quali serve “un Pd forte”. Quanto al Presidente Giorgio Napolitano, “il capo dello Stato fa bene il suo ruolo. Ma nel rispetto dei ruoli, mi limito a far presente che un Pd forte fa bene anche alle istituzioni”.

Lupi: “Renzi vuole crisi? Lo dica”
A Renzi risponde a stretto giro Maurizio Lupi (Ncd): “Vogliamo aprire una crisi buttando l’Italia allo sbando mentre parliamo delle cose di Palazzo e perdiamo la ripresa? Se Renzi ha il problema di dover sostituire Letta dica che a marzo si vota perché vuol diventare presidente del Consiglio. E’ legittimo, ma si assuma le sue responsabilità. Noi non abbiamo nessuna paura. Ci dispiace per l’Italia”.

Il ministro intervistato da SkyTg24 parla anche dei sottosegretari di Fi che non si dimettono dall’esecutivo nonostante il partito di Berlusconi sia uscito dalla maggioranza: “Mi sembra un pessimo esempio di politica italiana”. E sul futuro del centrodestra dice: “Noi crediamo che laddove non ci sarà più Berlusconi candidato leader, le primarie saranno lo strumento per scegliere il nuovo candidato leader”.

Quagliariello: “Separare carriere dei magistrati”
Al leader in pectore del Pd risponde pure Gaetano Quagliariello, ministro delle Riforme anch’egli di Ncd: “C’è un peso specifico e c’è anche un peso politico – puntualizza -. Noi pensiamo di dover esercitare il peso specifico e il peso politico”. Quagliariello considera l’ultimatum di Renzi ispirato anche da esigenze di campagna elettorale, tanto che dopo le primarie dell’8 dicembre “le cose miglioreranno”. 

Il ministro interviene poi sulla futura attività di governo: “Serve una riforma della giustizia penale e civile, dobbiamo separare le carriere dei magistrati ma ancora prima quelle dei magistrati e dei giornalisti”.

Le reazioni di Civati e Cuperlo
Critico sulle dichiarazioni del sindaco il rivale alle primarie Pippo Civati: “Su Repubblica di oggi leggiamo il Renzi della domenica, quello governista tutti gli altri giorni della settimana: solo venerdì, durante il confronto su Sky, aveva garantito per l’ennesima volta il suo sostegno al governo, con posizioni interscambiabili con quelle di Cuperlo. Oggi, dopo aver inoltre candidato molti uomini vicini a Enrico Letta nelle sue liste, cambia verso e annuncia un ultimatum”. L’intervista di Renzi, secondo l’altro candidato alle primarie del Pd, Gianni Cuperlo, nel punto in cui parla di un Alfano asfaltato dal Cavaliere nel caso di voto, è “un assist alla posizione di Berlusconi che oggi vuole che questo governo cada”. E a proposito dell’ultimatum a Letta, commenta: “Mette a rischio l’unità del partito”.

Dal fronte di Forza Italia, le parole di Renzi sono interpretate da Raffaele Fitto come la volontà di “scaricare politicamente il duo Alfano-Lupi”. Per Daniela Santanchè l’ultimatum è invece “la controprova di quanto il governo Letta-Alfano abbia lavorato poco e male alle questioni del Paese”.