Menarini, i 420 operai di Flumeri in piazza dopo mesi di cassa integrazione: “Mancano le commesse per i bus, la politica faccia la sua parte”
Mancano le commesse, nonostante gli impegni del governo a sostenere il mercato con interventi diretti e indiretti. Invece le società municipalizzate non bandiscono le gare e il rilancio di Menarini, la società controllata dal gruppo Seri Industrial di Vittorio Civitillo, è nel guado. Così lunedì i 420 operai dello stabilimento di Flumeri, in provincia di Avellino, saranno in sit-in a Napoli davanti al Consiglio regionale durante la seduta monotematica sulla mobilità. Da febbraio sono tornati a convivere con la cassa integrazione ordinaria.
Il tema, secondo il segretario generale della Fiom-Cgil Avellino Giuseppe Morsa, è legato da un lato alle scelte industriali di Seri e dall’altro al mancato sostegno pubblico: “Hanno scelto di non produrre bus extraurabani e scuolabus – spiega – D’altro canto il governo aveva promesso di muoversi per un partner industriale, mai visto, per aumentare la competitività nel settore. Anche in questo caso, non si è mosso nulla. Qui si potrebbero produrre 2.000 bus all’anno”.
Il resto lo fa un mercato stagnante. Nel 2025 le immatricolazioni in Italia sono calate a 5.500 unità dalle 6.500 dell’anno precedente con un arretramento del 16 per cento. A Flumeri si sono prodotti 364 autobus, con appena 152 veicoli immatricolati in Italia (-42% rispetto ai 264 del 2024). Per una spinta nel settore è decisivo il rinnovo del parco da parte delle municipalizzate controllate dagli enti locali. Di conseguenza, un ruolo cruciale lo giocano i fondi pubblici.
In una recente analisi Davide Bubbico, professore associato di Sociologia dei processi economici e del lavoro dell’Università di Salerno, ha ricostruito come, al netto dei fondi esauriti del Pnrr, ci sono in ballo ancora i fondi per il rinnovo del trasporto pubblico locale fino al 2035, altri 3,7 miliardi del Piano nazionale strategico della mobilità sostenibile e 600 milioni del fondo complementare. Tuttavia, restano i ritardi nell’avvio dei nuovi bandi che, spesso, mancano di valorizzazione delle produzioni sul territorio nazionale.
Un aspetto delicato, quest’ultimo. Perché se da un lato, le regole europee impongono di non poter prevedere una corsia preferenziale per il local content, dall’altro l’articolo 170 del Codice degli appalti consente alle stazioni appaltanti di respingere le offerte i cui prodotti extra-Ue superano il 50% del valore totale dei beni. Una norma, quest’ultima, che secondo Morsa non viene sempre prevista nei bandi lasciando spazio all’inserimento di colossi stranieri.
Così il rilancio della fabbrica di Flumeri è ancora in bilico nonostante il salvataggio tecnico dell’azienda. Tutto iniziò nel 2011 con la cessione del gruppo Fiat della Irisbus, passata di mano poi all’imprenditore Stefano Del Rosso con Industria Italiana Autobus che riuniva la Menarini Bus di Bologna e l’ex Irisbus. IIA è poi diventata una società mista partecipata in maggioranza da Invitalia con Leonardo e la turca Karsan.
L’esperienza fu fallimentari e si è così arrivati all’intervento di Seri Industrial di Civitillo, un “cavaliere bianco” che negli ultimi anni è ritornato spesso nelle cronache di salvataggi industriali nel Sud Italia dalla Campania al Molise fino alla Puglia, dove ora è in affari anche con Eni. “Si parla sempre di spopolamento aree interne, quando qui con sinergie tra politica, locale e nazionale, e imprenditoria si potrebbe risolvere la situazione in un territorio difficile – sottolinea Morsa – Menarini è l’unica grossa realtà a produrre autobus in Italia. Un reale rilancio è fattibile, ma serve un’idea di politica industriale”.