“Se non fossimo stati bloccati 10 anni fa, oggi a Roma la mafia non sarebbe così potente”. A parlare così è un poliziotto che accetta l’intervista a patto di mantenere l’anonimato. Lui era un membro del team che un decennio fa, assieme a Piero Fierro e Gaetano Pascale, fece luce sulle famiglie mafiose che si erano prese il litorale di Roma controllando racket, prostituzione, spaccio e gli stabilimenti balneari: clan come i Triassi o i Fasciani e boss come Cleto Di Maria. Nomi che tornano d’attualità qualche mese fa, quando l’operazione Nuova Alba porta in carcere 51 persone accusate di associazione mafiosa. Ma la loro inchiesta viene insabbiata perché un esposto anonimo li accusa di avere intascato dei soldi truccando i rimborsi spese screditando anche la loro azione investigativa. “Così hanno lasciato le cosche agire indisturbate per 10 anni”, accusa l’agente che però sottolinea come sotto il Cupolone sia finalmente cambiata l’aria: “Con l’arrivo a Roma del procuratore Giuseppe Pignatone e del capo della Squadra mobile Renato Cortese pare sia tornata la voglia di provare a estirpare la mafia per sempre”  di Lorenzo Galeazzi e Luca Teolato

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