Seguitemi. E’ una storia di camorra 2.0. Accade a Napoli ma è un dettaglio. E’ uno spaccato italiano che inquieta e fa rabbrividire. Addentriamoci. Orlando Antino, 71 anni, è un ex dipendente del Comune di Napoli, fedina penale immacolata, pensionato. In servizio era capo ufficio tecnico e responsabile per il rilascio della Dia (dichiarazione inizio attività) nella sezione comunale di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli, una vasta area metropolitana deindustrializzata interessata da forti investimenti privati, per la realizzazione di importanti opere pubbliche e urbanistiche. L’iter è l’iter. Autorizzazioni, carte bollate, documenti, planimetrie, progetti, protocolli, verifiche in corso d’opera. La solita estenuante catena di Sant’Antonio. Nessuno immaginava che un insospettabile e piccolo burocrate potesse diventare il perno di una struttura politico-amministrativo-camorrista. Addirittura avere il potere di bloccare l’apertura dei cantieri. C’è da strabuzzare gli occhi dalle orbite.

Il sistema adoperato da Antino, secondo l’accusa, era quello di interrompere per un motivo qualsiasi i 60 giorni successivi alla presentazione della Dia. In questo modo veniva meno il silenzio assenso e la strada per le imprese diventava stretta, strettissima. Ai tecnici che chiedevano all’azzeccagarbugli il perché dell’improvviso “stop”, l’apparente integerrimo funzionario biascicava in burocratese un po’ di aria fritta con virgole, punti e punti e virgola. Inspiegabile. La pratica finiva persa nei meandri di qualche faldone impolverato. Imprenditori alle corde. Una montagna da scalare. Soldi investiti e persi. Difficoltà insormontabili. L’asso nella manica era la società privata “Caltekna sas”, una sorta di facilitatore a cui era a capo l’ingegnere Salvatore Coppola, amico dell’ex capo ufficio e nella cui azienda “casualmente” lavorava anche il figlio di quest’ultimo. Brividi. Il patto era un bel fifty-fifty.

La benedetta Dia si trasformava in un bancomat. Si scrive “tangente”. Si legge “tangente”. Ogni imprenditore per ristrutturare fabbricati, avviare un restauro conservativo, impiantare un capannone doveva accordare una o più consulenze esterne dall’importo variabile. Migliaia di euro ripartiti – secondo le indagini – tra il burocrate, il professionista e i camorristi. Si, anche i clan avevano la loro fetta di torta per il pagamento della “polizza” di sicurezza dei cantieri, delle attrezzature e dell’incolumità degli operai. Le cosche in affare sono: i Mazzarella e i Sarno. Un meccanismo perfetto e coperto che schiva indagini, accertamenti, controlli della Prefettura.

A un certo punto l’ingegnere Coppola vuota il sacco, si pente. Avviene all’indomani di un arresto. Collabora con la giustizia. Riempie verbali su verbali. L’indagine è affidata a pm esperti come Hery John Woodcock e Sergio Amato. E’ così che si delinea la camorra 2.0. Una criminalità evoluta, organizzata, infiltrata, dialogante con i diversi livelli della società. Che usa e si fa usare da professionisti, burocrati, politici. E’ il gip Amelia Privare a firmare i primi mandati d’arresto. Nel provvedimento vengono ricostruite una parte di quel mercato sotto traccia delle Dia. Soldi e regali girati a funzionari, professionisti, politici, camorristi. Ciò che emerge con nettezza è di una camorra non egemone ma tessera di un mosaico di poteri molto più ampio e articolato. Il tutto ben mascheramento, mimetizzato attraverso una attenta opera di cosmesi. Una matassa annodata e paraffinata da stesse sostanze: soldi e segreti.

C’è la politica. Lo stesso Coppola è consigliere alla circoscrizione, eletto nelle fila del nuovo Psi. Conosce a sua volta tanti politici di centrodestra e centrosinistra. Lui è conosciuto con il nomignolo del “professore”. Risolve i problemi. E’ sempre disponibile h24. Diventa una cinghia di trasmissione tra imprese, burocrazia, boss della camorra e politici. Frequenta ambienti, entra e esce dai palazzi della politica, collabora nella stesura di progetti, presta consulenze per complesse operazioni immobiliari, aste giudiziarie, compravendite nella maggior parte per conto dei camorristi. Una cerniera, un ponte tra mondi lontani ma sempre più vicini, un elemento di collegamento tra entità che hanno il loro determinante peso specifico nel mettere in moto e favorire i cambiamenti. L’indagine della Procura di Napoli è solo alle battute iniziali. C’è chi giura che saranno in molti a tremare. La lista è lunga come le saldature tra pezzi di potere della città decadente. Accade a Napoli ma è un dettaglio. E’ uno spaccato italiano che inquieta e fa rabbrividire.  

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