In Grecia, tutto ciò che non serve per pagare i debiti deve chiudere, sparire: anche le università. Sembra impossibile, ma la dittatura della finanza internazionale, attraverso la mediazione della cosiddetta trojka (Banca Mondiale, Fondo Monetario e Unione Europea) sta imponendo la chiusura di 94 università.

Il piano “Atene” prevede anche una riduzione degli studenti universitari, per il momento difficile da quantificare. Il ministro dell’educazione Konstantinos Avramopoulos chiama pudicamente il piano “consolidamento” ma è chiaro a tutti che si tratta dell’ennesima manovra di riduzione della spesa pubblica, che va a sommarsi al taglio dei salari e degli stipendi in tutto il settore pubblico.

Le zone che resteranno senza università sono Edessa, Ierapetra, Agios Nikolaos, Lefkada, Amaliada, Egeo, Argostoli, Nafpaktos, Creta, Livadia, Moudania, Veria, Naoussa.

Che futuro ha un Paese che rinuncia a educare i suoi cittadini? La domanda vale anche per l’Italia, ovviamente, dove non siamo a questi estremi ma i fondi per scuola e università sono stazionari, dopo i tagli effettuati dai governi Berlusconi e Monti.

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