Il gip del tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha dichiarato inammissibile l’istanza presentata dai legali dell’Ilva che chiedevano lo sblocco dei prodotti sotto sequestro dal 26 novembre 2012. Il dissequestro era stato chiesto dopo la sentenza della Consulta che il 9 aprile ha dichiarato costituzionale la legge 231/2012. Il giudice, allo stato, non ha ancora potuto leggere le motivazioni della decisione e non può basare la sua decisione sull’istanza dell’azienda cui è allegato il comunicato stampa della Consulta.

Nell’ordinanza di sequestro dello scorso inverno il magistrato definiva la “situazione paradossale”. Secondo il magistrao l’azienza “imperterrita” aveva continuato a produrre nonostante l’autorità giudiziaria avesse emesso un primo provvedimento il 26 luglio del 2012, poi confermato dal Riesame e così fino in Cassazione, di blocco della produzione. L’azienda del gruppo Riva, quindi, non avrebbe potuto far uscire dalla fabbrica nessuno tipo di lavorato o prodotto. Tutto l’acciaio prodotto all’Ilva da quel giorno in poi, secondo il gip, era ed è frutto di un reato. Quel disastro ambientale provocato da un riversamento continuo “nell’ambiente circostante e non di una quantità rilevante di sostanze altamente nocive per la salute umana” e non solo. I prodotti lavorati finali erano e sono, nel ragionamento del gip, il “frutto” di un avvelenamento del territorio, degli animali e delle persone che, secondo i rapporti epidemiologici, ha portato il territorio ad avere un’incidenza di tumori spaventosamente alta.

Lo scorso 9 aprile la Corte Costituzionale aveva dichiarato la legge ‘salva Ilva‘ costituzionale. I giudici, al termine dell’udienza, avevano dichiarato inammissibili o infondati i ricorsi proposti dalla magistratura. La Consulta in comunicato emanato spiegava di ritenere “in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di legittimità costituzionale. Una decisione, quindi, che aveva aperto uno scenario tutto nuovo e che sembrava essere andato tutto a favore dell’impresa e a discapito della salute.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Centrali a carbone, Enel vs Greenpeace. Ecco la mappa delle battaglie giudiziarie

prev
Articolo Successivo

Lasciamo vivere in pace gli ultimi indigeni

next