L’intervento del presidente del Csm, e della Repubblica, Giorgio Napolitano sui magistrati che, secondo la legge, stanno processando a Napoli il cittadino Silvio Berlusconi suggerisce considerazioni che per disciplina patriottica debbono rimanere nella penna.

Ma ne esce confermato il pericolo – non per un partito o per l’altro ma per la Repubblica in quanto tale – insito nella sopravvivenza politica di Berlusconi. E’ stato minacciato un magistrato – Ilda Bolcassini – e lo si è fatto impunemente. L’impunità si è estesa non solo a coloro che, in questo frangente, si facevano scudo di immunità parlamentare ma anche a coloro che non ne godevano affatto. Gli articoli 283, 294 e 343 del codice penale prevedono pene non solo per chi pone in essere determinati reati, ma anche per chi se ne fa istigatore o favoreggiatore. Ma nella legislazione di fatto, come nella romanità del tardo impero, vige ormai la distinzione fra “humiliores” e “honestiores”, assoggettati a differenti codici e differenti procedure penali.

Per i partiti democratici – e cioè principalmente il Pd e l’M5S – è questo un richiamo gravissimo, a unirsi istantaneamente per far fronte al pericolo e difendere la Costituzione. I partiti democratici, e un governo da essi coerentemente espresso, debbono isolare Berlusconi, eleggere un Capo dello Stato non neutrale fra operato della magistratura e opportunità politica, e mettere sotto accusa, nei due rami del Parlamento, i colpevoli dei reati politici previsti dall’articolo 96 della Costituzione.

In un momento del genere, ogni altra polemica è futile se non puerile. Il Pd ha il dovere di aderire massicciamente alle iniziative sull’incandidabilità di Berlusconi. L’M5S di rimuovere le pregiudiziali al governo di salute pubblica guidato dal principale partito democratico italiano. Entrambi di mettere in campo, da subito e senza aspettare la sentenza di Napoli, la loro complessiva maggioranza per tutelare i magistrati fedeli e difendere qui e ora la Repubblica dal golpista Silvio Berlusconi

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