Appalti pubblici, il report Anac: esplosi gli affidamenti senza gara al limite della soglia. Nel 2024 contratti per 1,5 miliardi
Nel 2024 il 31% degli appalti di beni e servizi affidati in via diretta dalle pubbliche amministrazioni ha riguardato commesse dal valore compreso tra i 135mila e i 140mila euro, cioè appena sotto la soglia massima entro cui è possibile evitare la gara. Una quota dal valore di un miliardo e mezzo di soldi pubblici, oltre sei volte quella (212 milioni) ottenuta considerando gli stessi valori nel 2021, quando la soglia per l’affidamento diretto era di 75mila euro. È quanto emerge da un report pubblicato dall’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) sull'”Addensamento sottosoglia degli affidamenti diretti” dopo il raddoppio del valore-soglia dell’obbligo di gara, introdotto da un decreto-legge nel 2021 e poi confermato nel 2023 dalla riforma del Codice degli appalti voluta dal governo Meloni. Un fenomeno denunciato ormai da anni da Giuseppe Busia, il presidente dell’Autorità il cui mandato scadrà a settembre (è stato nominato nel 2020 dal governo Conte II).
Ancora lo scorso aprile, nella sua ultima relazione al Parlamento, Busia ha segnalato come gli affidamenti diretti rappresentino ormai “quasi il 95% delle acquisizioni totali, con un significativo addensamento a ridosso della soglia, tra i 135.000 e i 140.000 euro, e con il conseguente incremento degli acquisti, in tale fascia d’importo, dai 1.549 del 2021 ai 13.879 del 2025. Dietro questa prassi”, avvertiva, “si annidano sovente sprechi, opportunismi, frazionamenti artificiosi, talvolta perfino infiltrazioni criminali. E, in qualche contesto, gli amministratori onesti restano più esposti a pressioni indebite, non potendo più opporre, sotto tale soglia, la necessità di un confronto competitivo”.
L’assenza di gara, peraltro, rende inapplicabili i reati di turbativa, rendendo eventuali irregolarità nelle assegnazioni penalmente irrilevanti a meno di non dimostrare una corruzione: l’unica fattispecie applicabile agli affidamenti diretti, l’abuso d’ufficio, è stata abrogata dal governo ormai due anni fa. In questo senso l’analisi 2020-2026 su “Corruzione e appalti” elaborata dall’Anac – anticipata dal Corriere della sera – rivela che proprio la turbativa d’asta e la turbata libertà di scelta del contraente (cioè i bandi di gara “aggiustati”) sono i reati più frequenti in tema di appalti pubblici, contestati nel 28% dei casi: segue la corruzione al 22%, mentre è rarissima la concussione (1%). Dal 1° gennaio 2020 al 15 maggio 2026 si contano 141 procedimenti penali per “fattispecie corruttive o condotte anomale in riferimento a contratti pubblici”, cioè quasi due al mese.