Il pacco bomba indirizzato al carcere Pagliarelli a Palermo è inquietante e pericoloso.

Davvero il sovraffollamento delle carceri deve essere affrontato con grande senso di responsabilità e civiltà. Il problema va affrontato prima che la mafia ne approfitti e imponga scorciatoie.

Già nel 1993 la mafia ormai scomoda a regime di 41 bis voluto da Giovanni Falcone, trovò uno Stato disposto a trattare per centinaia di passaggi da 41 bis a carcere normale, proprio sull’onda del malcontento per intasamento numerico negli istituti penitenziari.

Possibile che non si trovi dopo 20 anni almeno il sistema di mandare a regime le nuove carceri che per mancanza di fondi non vengono ultimate e tanto meno ne vengono costruite di nuove?

Possibile che quanti vengono puniti per reati non gravi, non trovino strutture atte al recupero di chi nella vita sbaglia ma può ancora salvarsi?

Le cose sono due:

O il problema carceri esiste come ci mostrano le foto dei Tg dove le serrature arrugginite delle porte delle celle sono sempre in primo piano insieme ai servizi igienici fatiscenti e allora va affrontato davvero in fretta, prima che qualcuno si faccia male, o tutto viene enfatizzato e il problema è solo mafioso e le organizzazioni criminali agiscono magari con pacchi bomba, per arrivare all’abolizione dell’ergastolo e del 41 bis.

Comunque stiano le cose, però, vale la pena di sfollare le carceri perché non c’è più tempo agli indugi dopo il pacco bomba mascherato da agenda.

Non vorremmo che fra i due litiganti – i carcerati stretti in stanzette anguste da una parte con giuste richieste e lo Stato che tergiversa dall’altra e non affrontata il problema – a giovarne fosse davvero la mafia.

Ovvero abolizione sì del 41 bis e conseguente abolizione del “fine pena mai” con la scusa di quelle serrature arrugginite, ma spazi più ampi proprio non se parla.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Monte Paschi, indagini sull’accordo a tre con Santander e JP Morgan

prev
Articolo Successivo

Caso Aldrovandi, sono disgustata di essere italiana

next