Cosentino si chiede: “Ma solo adesso Berlusconi si accorge che mi chiamo Cosentino?“.

Come dargli torto? Il fatto è che la buona reputazione è inapplicabile alla politica. E’ valutabile soltanto se oggetto di un’inchiesta giudiziaria. E in quel momento la vicenda diviene pietanza per polemisti, battaglia tra i cosiddetti “forcaioli” e quegli altri, “i garantisti”. Invece è questa la sconfitta della ragione, del giudizio e del pensiero. L’altro giorno sono stato a Casal di Principe. E’ bastata un’ora per comprendere in che modo quella terra è stata sfregiata, quella provincia ridotta a caverna di rifiuti tossici.

Basta un’ora d’auto, un’occhiata anche superficiale, per squalificare il ceto dirigente di quella provincia, chiamarlo alla sua responsabilità, imputargli il massacro di ogni speranza e ogni civiltà. E’ la realtà che si incarica di offrirci una sentenza, sono quei palazzi sgarrupati a imporci una riflessione. Non è necessaria la procura della Repubblica, è obbligatorio chiederci: “Ma quanti sono i Cosentino? Uno o centomila?”

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