Tre fermo immagine. Tre volti dai quali partire per identificare i protagonisti dell’aggressione contro gli attivisti del Teatro Valle avvenuta mercoledì scorso, il 14 novembre, nel quartiere ebraico di Roma (guarda il video). E poi quella registrazione: “Se entrate qui dentro (al ghetto, ndr) siete morti” (leggi l’articolo). Agenti in borghese ai quali è sfuggita la mano? Cittadini esasperati dalla tensioni della mattinata? O, peggio, gente del luogo che ha organizzato la ‘difesa’ del rione in occasione del corteo degli studenti? “Alcuni – raccontano i ragazzi – avevano radio simili a quelle in dotazione agli agenti, altri invece la kippah e peot (copricapo e riccioli tradizionali che portano gli ebrei ortodossi, ndr)”.

Anche la comunità ebraica della Capitale è sotto choc: “Chiedo ai ragazzi del Valle di incontrarci e di aiutarci a capire chi è stato”, dice il portavoce Ruben Della Rocca. L’esponente sottolinea come il 14 sia stata una “giornata campale” per il ghetto: “La manifestazione è stata caricata proprio nel momento in cui 1000 bambini uscivano da scuola (che si trova davanti alla sinagoga sul Lungo Tevere, ndr) e sono rimasti bloccati dentro. Con loro anche alcuni genitori”. Per non parlare dei fascisti del Blocco studentesco che, dopo i disordini in piazza del Popolo della mattina, si sono fatti vedere, senza però fare danni, anche dalle parti del quartiere ebraico. Niente però che possa lontanamente giustificare quanto accaduto. Lo dice anche Della Rocca che però esclude categoricamente l’esistenza di ronde nel rione: “Oltre alle forze dell’ordine, organizziamo la nostra sicurezza con guardie giurate e un’associazione di genitori che fa di tutto tranne picchiare la gente”. Il presidente Riccardo Pacifici, dopo la solidarietà di rito, preferisce concentrarsi sui punti oscuri: “Perché è passato così tanto tempo dai fatti alla decisione di fare uscire la notizia?”. La risposta all’interrogativo la danno gli stessi protagonisti in un comunicato: “Se abbiamo aspettato qualche giorno è perché la gravità e la violenza dell’episodio che abbiamo subito ci ha scosso profondamente, non solo le cinque persone direttamente coinvolte, ma la collettività più ampia del Teatro Valle. Abbiamo avuto bisogno di rielaborare insieme e insieme decidere che era nostro dovere civile denunciare il fatto e renderlo pubblico, superando la pesante intimidazione”.

Altro dubbio di Pacifici è la veridicità del video pubblicato dal Fatto: “E’ stato montato”. Certo, perché il filmato visionato da Pacifici è la nostra esclusiva, dove alle scene di violenza si alternano le interviste alle vittime. Online c’è ovviamente anche l’integrale. Basta farsi un giro sul sito del Teatro Valle. E in entrambi si sente chiaramente l’audio: “Potete fare casino per tutta Roma, ma se entrate qui dentro siete morti. Questo non si chiama ghetto da 500 anni, è il quartiere ebraico”.

Le immagini pubblicate hanno fatto il giro della Rete e in poche ore il pezzo è stato cliccatissimo e condiviso sui social network suscitando rabbia e indignazione. Ma nessuna risposta sui responsabili dell’aggressione. Il prossimo appuntamento sarà l’incontro pubblico fra gli esponenti della comunità e quelli del Valle. Un giorno, come recita il comunicato stampa del teatro occupato, “fondamentale per la ricostruzione dei fatti”.

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