Mentre Sylvester Stallone veniva prima ricevuto in Campidoglio (dove gli è stata consegnata la Lupa Capitolina) e poi incontrava i fan in un teatro a Tor Bella Monaca, al Festival di Roma ieri è stata la giornata di Pappi Corsicato, Enrique Riveira, Michele Placido e Larry Clark.

Il primo, in concorso con Il Volto di un’Altra, ha diviso la critica (qualcuno a fine proiezione ha urlato “Buffoni, rovinate il cinema italiano”), ma il suo lavoro è un grottesco niente male sulla stupidità italiota e l’ossessione per la celebrità televisiva e la chirurgia estetica, con cliché visivi horror e fantascienza. Profondamente anticlericale (Iaia Forte interpreta una suora cattiva e spregevole molto divertente), tanto per cambiare si perde molto sul finale.

In serata è stato presentato Mai Morire di Enrique Riveira, che vede una donna tornare nella sua terra natale per accudire la mamma morente: ancora donne forti e carismatiche in questo concorso, anche se la pellicola messicana non convince, risulta piuttosto noiosa e poco emotiva. Vita dei campi, piccoli gesti quotidiani, epifanie religiose: un Messico bucolico con fiumi, boschi, acquitrini e tranquillità campagnola, ma poco altro.

Convince poco anche Il Cecchino/Le Guetteur, il film italo-francese diretto da Michele Placido e presentato fuori concorso. Durante la conferenza stampa Placido, oltre a proporsi come regista per un eventuale film su Marcello Dell’Utri, ha ammesso di essere un buon professionista piuttosto che un autore “alto” (niente di male in tutto ciò, anzi), e ha invitato il produttore Paolo Del Brocco e amministratore delegato di Rai Cinema a spiegare come mai in Italia non si fa più cinema di genere, magari co-produzioni con altri paesi europei come Il Cecchino. “Il problema è rieducare il pubblico a un certo tipo di prodotto”, ha commentato del Brocco, “in Italia non si producono film così perché gli spettatori non sono più attenti al cinema di genere. Dobbiamo lavorarci, riconquistare il pubblico e riportarlo in sala, proponendo anche altre tipologie oltre alla commedia”. Il problema è che anche in Francia la pellicola, costata circa 14 milioni di euro, non è andata particolarmente bene.

Anche Larry Clark ha parlato di distribuzione durante la conferenza stampa del suo Marfa Girl (in concorso): primo film di una trilogia, verrà distribuito unicamente online, sul sito internet del regista. Secondo Clark i giovani ormai vivono sul web, il cinema deve prenderne atto e adattarsi. Il regista vede solo vantaggi nello scavalcare la distribuzione tradizionale (“i produttori di Hollywood sono tutti dei criminali stronzi, tranne il mio“, testuali parole), ed è convinto che in questo modo gli introiti della pellicola saranno molto superiori. Un ottimo spunto che magari verrà approfondito tra qualche giorno, quando si terrà un incontro proprio sul futuro dell’industria audiovisiva.

A cura di BadTaste.it – il Nuovo Gusto del Cinema

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