Ho chiuso gli occhi e ho visto Nunzia volare. L’ho vista con lo sguardo assente attraversare, camminando  lenta, il piccolo appartamento di 50 metri quadri che fino poco tempo prima aveva condiviso con il marito, invalido al 100%, di cui si era presa cura con dedizione per tanto tempo e che ora non c’era più.
Nunzia non era depressa. Aveva passato i suoi 78 anni a combattere ogni giorno con la difficoltà del vivere. Annotava su un quaderno le spese : gas, luce, la spesa al mercato e poco altro. I conti li ha sempre fatti quadrare Nunzia, non aveva pretese, non ne aveva mai avute.
Da quando era morto il marito l’Inps le aveva decurtato la pensione di 200 Euro e tutto era cambiato.
Il telegiornale ogni giorno vomitava dentro casa notizie preoccupanti: la crisi economica,  i rincari dei prezzi degli alimentari, l’Imu da pagare e nel quadernetto i conti non tornavano più. I figli la rassicuravano ma lei si sentiva ferita, esasperata, dopo una vita spesa a lavorare onestamente non accettava l’idea di non farcela da sola.
Lo Stato le aveva girato le spalle, guardava altrove. Dentro la scatola illuminata ministri benvestiti di tutta Europa si stringevano le mani sotto le bandiere e parlavano  del mercato, dei Bund, del rilancio dell’economia, dei declassamenti, dell’eurozona.Nessuno di loro guardava dentro  casa sua.
Ho visto Nunzia accostarsi a passi lenti al balcone di casa. In testa  pensieri e ricordi incessanti si accavallavano vorticosi.
Solo la leggerezza di un volo li avrebbe liberati per sempre.
Che rabbia, che tristezza.
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