Il Presidentissimo non si è lasciato intimorire dalle critiche politiche e neppure dagli attacchi delle vili toghe rosse che gli portano via a uno a uno assessori, ex assessori, collaboratori, amici. Roberto Formigoni ha risposto da par suo. Non sui conti all’estero gestiti dall’amico Alberto Perego, che manovrava soldi arrivati da aziende come Alenia, Cogep, Agusta, le quali avevano qualche motivo per “ringraziare” non certo lo sconosciuto Perego, ma semmai il potente Formigoni. No: Formigoni, zitto sui denari, ha risposto sul piano politico e su quello del consenso. Ha invitato le coppie (solo quelle etero, per carità) a baciarsi al nuovo Pirellone, nella giornata di San Valentino: con il risultato (eterogenesi dei fini) di far arrivare al “Formigone” un mucchio di coppie gay e lesbo e i loro baci.

Ma soprattutto ha fatto il “rimpasto”: parola magica per la sua giunta, dopo l’arresto dell’ex assessore Massimo Ponzoni. All’insegna della “trasparenza”. E delle “quote rosa”. Un capolavoro. Intanto ha buttato fuori l’assessore Massimo Buscemi, il cui nome ricorre in qualche inchiesta giudiziaria: ma perché l’aveva fatto assessore, visto che quello che sappiamo oggi lo sapevamo anche al momento del varo della sua giunta? Poi ha inserito un po’ di donne. Valentina Aprea, nuova assessora alla cultura, e Ombretta Colli, nuova sottosegretaria a moda, design e politiche femminili. Qui Buscemi avrebbe tutto il diritto di protestare: perché buttano fuori me, per far entrare Colli, già uscita con le ossa rotte dalle intercettazioni di un’inchiesta del 2005 sulla Milano-Serravalle (prima che arrivasse Filippo Penati a fare, a modo suo, bingo)?
Nulla di determinante dal punto di vista penale, per carità, ma molto di imbarazzante dal punto di vista politico: una promessa di sostegno elettorale da parte del gruppo Gavio (allora socio forte della Serravalle) e un’erogazione di 40 mila euro da Gavio alla Fondazione Gaber, gestita da Ombretta Colli, vedova del cantante e allora presidente della Provincia di Milano.I magistrati di Milano, nel chiedere per lei l’archiviazione, non riescono a non segnalare i “motivi di eleganza e opportunità che forse avrebbero sconsigliato la richiesta del contributo” in denaro del gruppo Gavio, “proprio quando la Provincia di Milano votava nell’assemblea dei soci della Serravalle l’entrata di Bruno Binasco, braccio destro di Gavio, nel consiglio d’amministrazione”.

Adesso l’eleganza e l’opportunità entrano nella nuova giunta Formigoni. Vi trovano bei personaggi come Alessandro Colucci, assessore Pdl al verde, che ricordiamo per una sua indimenticabile cena elettorale al ristorante Gianat di Milano, con conto pagato da Salvatore Morabito, l’erede del Tiradritto (“Abbiamo un amico in Regione”, dicevano riferendosi a lui due mafiosi intercettati della cosca di Africo). E come Monica Rizzi, assessora leghista allo sport, che vantava una laurea in Psicologia che non ha mai avuto. Ma il capolavoro del “rimpasto” è l’incarico che Formigoni ha attribuito all’ex presidente della Corte d’appello di Milano, Giuseppe Grechi: delegato alla Trasparenza. Di Grechi si ricordano ottime relazioni all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ma anche, purtroppo, disinvolte telefonate con un membro della P3 (Pasqualino Lombardi), proprio mentre la P3 di Flavio Carboni, Marcello Dell’Utri e Arcangelo Martino si stava dando da fare – sottobanco – per far riammettere alle elezioni la lista Formigoni, esclusa dalla competizione nel marzo 2010 per irregolarità nella presentazione delle firme.

Evviva la Trasparenza, allora, evviva il Presidentissimo.

Il Fatto Quotidiano, 16 Febbraio 2012