Secondo giorno di sciopero generale in Grecia contro le misure di austerity chieste dalla Troika e approvate dal governo di Atene, che entro domani saranno vagliate dal Parlamento. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale hanno proposto alla Grecia 15 miliardi di euro supplementari che andranno ad aggiungersi alla seconda tranche di aiuti per 130 miliardi.

Un piano durissimo e complesso. La Grecia infatti, secondo il Wsj, potrà prendere in prestito fino ad un massimo di 35 miliardi dal fondo temporaneo salva-Stati per finanziare il possibile buyback dei bond offerti nell’eurozona con bond dell’Efsf.  Entro la fine del 2012 Atene dovrebbe raccogliere 4,5 miliardi da operazioni di cessione, compresi i circa 1,5 miliardi già raccolti fino ad oggi ed entro la fine del 2015 deve arrivare a racimolare 15 miliardi di euro. Secondo la bozza di un altro documento l’obiettivo è di raccogliere dalle privatizzazioni 50 miliardi di euro nel “medio termine” anzichè entro il 2015. Tra le molte riforme in programma ci sono gli 1,1 miliardi di tagli nei costi farmaceutici, l’abolizione delle regole restrittive sulle guide turistiche, l’apertura del mercato energetico agli investimenti stranieri. Un progetto di risanamento che mette a dura prova il paese quello varato dall’esecutivo di Lucas Papademos, che verrà votato domani dal Parlamento.

E un voto negativo delle Camere sarebbe catastrofico. Così il leader dei socialisti greci ed ex premier George Papandreou, ha cercato di convincere tutti i deputati del Pasok di votare uniti a favore del nuovo pacchetto di tagli richiesti dalla troika. Tagli talmente dolorosi – una riduzione del 22% del salario minimo, il taglio di 15mila posti di lavoro nel settore pubblico, ulteriori riduzione della spesa per sanità, welfare e difesa – che ieri sei membri del governo, quattro ministri e due vice, si sono dimessi al momento del varo della misura. E da due giorni i sindacati paralizzano il paese con un nuovo sciopero generale, mentre manifestazioni e cortei di moltiplicano ad Atene – dove ieri si sono registrati anche violenti scontri – in vista dell’inizio del dibattito questa sera in Parlamento delle misure che dovrebbero essere votate entro domani per poter rispettare l’ultimatum della troika. “Si tratta di condurre una battaglia per la Grecia e per i diritti dei cittadini ad uno stato sociale”, ha detto ancora il leader socialista nell’appello ai colleghi socialisti a votare uniti per le nuove misure.

Intanto oggi sono scesi a piazza Syntagma circa 7000 persone oltre ai sindacati Gsee e Adedy,  mentre la confederazione sindacale Pame ha dato appuntamento a Omonia, un’altra piazza centrale di Atene, ma anche in altri luoghi della capitale ed altre città. Circa 5.000 agenti in tenuta antisommossa sono dispiegati nel centro di Atene, interamente bloccato al traffico. Le manifestazioni precedono quella – che si prevede particolarmente imponente – di domani alle 5 del pomeriggio (le 4 in Italia) a Syntagma, in coincidenza con il previsto voto sul pacchetto di misure di austerità varato in nottata dal governo. Sempre stamane, militanti del Partito comunista greco (Kke) hanno issato stamane due grandi striscioni sull’Acropoli di Atene, con la scritta, in greco ed in inglese “Abbasso la dittatura dei monopoli dell’Unione Europea”. E di Grecia ha parlato oggi a Helsinki anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, affermando che “la situazione della Grecia è diversa” da quella italiana, ma “naturalmente, sono impressionato e preoccupato da questa forte manifestazione di malessere sociale in Grecia”. Ieri, in un’intervista alla tv Usa economica Cnbc il presidente del Consiglio Mario Monti si era detto ottimista sul futuro della crisi greca: “Non credo ci sarà un default della Grecia, né una sua uscita dall’euro”, aveva spiegato.

(E.B.)

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