L’Italia è seconda in Europa per truffe ai danni dell’Europa dopo la Bulgaria. Lo rivela il rapporto 2010 dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) pubblicato in questi giorni. Ben 41 le indagini condotte nel Belpaese per sospetti casi di frodi ai fondi europei. Siamo sul podio insieme alla Bulgaria (81) e al Belgio (37), quest’ultimo però più degli altri Paesi sotto la lente dell’Olaf visto che ospita le istituzioni europee. Se consideriamo invece solo i Paesi dell’Eurozona siamo addirittura primi.

Un dato che di sicuro non fa onore all’Italia, sotto inchiesta per utilizzo di fondi strutturali (7), spese dirette (7), commercio sigarette (7), istituzioni Ue (5), agenzie Ue (5), agricoltura (4), dogane (4) e commercio (4). In aumento anche le segnalazioni riguardanti il nostro Paese, ben 75 rispetto alle 57 del 2009, di per sé una buona cosa, ma possibile sintomo di un malaffare crescente. Un numero maggiore di segnalazioni è arrivato solo da Romania (93) e Bulgaria (83), un dato che non ci fa davvero onore. Questo perché si tratta di due Paesi lasciati fuori da Schengen proprio per motivi legati a crimine organizzato e illegalità a Bucarest e Sofia.

Nella sezione “case study” del rapporto Olaf viene fatto l’esempio dell’“irregolare utilizzo di fondi Ue forniti per la realizzazione di 48 progetti ambientali compresi dal Programma regionale operativo della Calabria per il periodo 2000-2006”. Questi progetti, in teoria destinati a gestire emergenze ambientali, sono stati approvati e attuati grazie a misure amministrative straordinarie. Le indagini Olaf sono partite in seguito della segnalazione dell’allora Procuratore pubblico di Catanzaro Luigi de Magistris. “Nel corso delle sue indagini – si legge nel rapporto – l’Olaf ha trovato diverse irregolarità e possibili frodi in tutte le fasi di attuazione dei progetti in questione”. Nel particolare bandi pubblici non regolari, sistema di controllo insufficiente, progetti europei non correttamente pubblicati, mancato trasferimento di competenze alle autorità preposte al trattamento delle acque, mancanza di controlli adeguati da parte degli organi di controllo nazionali e regionali e mancata separazione dei ruoli tra controllori e controllati”.

Nonostante a Catanzaro Luigi de Magistris fu trasferito d’ufficio, le indagini Olaf sono proseguite e hanno portato l’Ufficio stesso, si legge sempre nel rapporto “a chiedere alla Commissione il recupero di 57 milioni di euro tondi tondi per i 48 progetti in questione”. Altri 49 milioni sono stati recuperati per spese illegittime. “La parte finale di queste inchieste, finanziarie e giudiziarie, sono tutt’ora in corso in Italia”, conclude il rapporto.

“Nel clima attuale di crisi economica è più importante che mai assicurare che i fondi europei siano usati per propositi appropriati e che raggiungano i beneficiari ai quali sono destinati”, ha dichiarato Giovanni Kessler, direttore dell’Olaf e tra l’altro italiano. “Esorto gli Stati membri a intensificare i loro sforzi. E’ essenziale che collaborino e adottino provvedimenti rapidi e decisivi per recuperare il denaro dell’Unione impropriamente utilizzato e consegnare i colpevoli alla giustizia”.

Al di là dell’Italia, l’Ufficio anti frode europeo ha registrato ben 419 indagini e operazioni nel corso del 2010 nei 27 Paesi Ue, più altre 14 negli Stati candidati all’adesione (Croazia, Islanda, Montenegro, Macedonia e Turchia). I casi trattati dall’Olaf hanno permesso di recuperare 67,9 milioni di euro. Gli importi più elevati sono stati recuperati nel settore dei fondi strutturali (32,9 milioni di euro), seguito dall’agricoltura (11,9 milioni di euro) e dalle spese dirette (10,6 milioni di euro). Inoltre, altri 351,2 milioni di euro sono stati finora recuperati nell’ambito di casi di follow-up finanziario tuttora in corso.

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