Una delle cose che amo fare di più è il porta a porta. Vivo in una comunità molto dinamica e multiculturale di Londra, che si chiama Stamford Hill.

Stamford Hill è nota per avere la presenza più numerosa in Europa di Ebrei Ortodossi, in particolare Cassidici. Il comune di Hackney riferisce ce ne siano 20.000, il 10% della popolazione di Hackney, con un tasso di crescita annuale del 5%.

Questa comunità convive con un’altra presenza, quella musulmana, anch’essa molto forte. Sinagoghe e moschee vivono le une a fianco alle altre. Gli Ebrei Ortodossi hanno le loro tradizioni religiose, i loro luoghi e negozi, giornali e scuole. Si riconoscono dall’abbigliamento, che varia a seconda della propria provenienza e a seconda delle festività e periodi dell’anno. Si mischiano nelle strade del quartiere con donne velate e uomini con le tuniche e la barba lunga.

Ma Hackney è anche il quartiere con sacche di estrema povertà e disagio sociale, non a caso uno dei luoghi in cui sono avvenute le rivolte dello scorso agosto.

Un quartiere (duecentomila abitanti!) che ha visto negli ultimi dieci anni grandissimi progetti di riqualificazione urbanistica, tanto è vero che è diventato molto trendy, popolato da giovani famiglie, artisti e accademici. Eppure il divario sociale non è diminuito. Proprio in questi giorni le statistiche ufficiali hanno riportato come il divario sociale ed economico si traduca in una differenza, in aumento, nell’aspettativa di vita.

Sono dati allarmanti sui quali bisogna a mio parere riflettere. Come è possibile, infatti, che dopo anni di importanti politiche messe in piedi dal New Labour di Tony Blair prima e Gordon Brown poi, il divario sociale sia aumentato? È una domanda di non facile soluzione. È forse la disuguaglianza un tratto endemico del liberismo economico?

Per molti anni la sinistra, in UK come in Italia, si è fatta prendere dall’illusione che bastasse essere liberisti, e che non ci fosse alternativa. C’è addirittura chi ha agognato una terza via, rinunciando ai principi più importanti della sinistra, lasciando che la parola “uguaglianza” diventasse un retaggio di un passato socialista da dover superare.

Ed Miliband ha affermato che il ‘neo-liberalism’ è morto. Non un’affermazione da poco: certamente quel che deve morire è l’illusione che sia sufficiente lasciar fare al mercato. In UK la povertà e il disagio sociale si mescolano con le ricchezze effimere della finanza. Io non so se sia possibile coniugare liberismo economico e uguaglianza. Ma certamente sento che non è possibile coniugare questo liberismo, fatto di mancanza di regole per il mercato della finanza e per gli speculatori, con l’uguaglianza. E una sinistra che non abbia a cuore il concetto di uguaglianza, che non ne rinnovi il significato, che non le affidi un valore etico, quasi unificante un popolo, per me è perdente.

Perché dico tutto questo? Perché trascorro alcuni dei miei fine settimana nelle case di Hackney. Sono impegnata nella campagna elettorale per rieleggere Ken Livingstone Sindaco di Londra. Livingstone – denominato Ken il Rosso – è stato capace, nei suoi mandati precedenti, di rimettere a nuovo la città, riconsegnando no-go areas alle comunità e ai giovani. Boris Johnson, il sindaco attuale, è un personaggio mediatico, un abile affabulatore che vede Londra come la pedana per scalare i vertici del partito conservatore nazionale. Dopo anni di berlusconismo io diffido di tali personaggi, e amo la gente per bene, che ritiene la politica un mestiere, un lavoro, e come tale lo rispetta.

Insomma, nelle case di Hackney sento profondamente questo bisogno di uguaglianza. Emerge soprattutto dalle donne. In queste settimane si parla moltissimo di come le donne abbiano abbandonato il partito conservatore. E di come il primo ministro Cameron stia cercando di correre ai ripari. Prima allocando più risorse per gli asili. Poi sostenendo la necessità di aumentare il numero delle donne nelle società FTSE 100, quotate in borsa. E poi facendo proclami per criminalizzare i matrimoni forzati. Insomma, ci prova. Ma le donne sono le prime vittime della politica dei tagli. Una politica miope, perché la riduzione del debito non può non andare di pari passo con la crescita.

È la prima volta in UK, in tempi moderni, che si avverte come la generazione dei figli avrà meno opportunità della generazione che li ha preceduti. Non sono discorsi nuovi in Italia, ma qui sì. La riforma dell’NHS, il National Health Service, significa apertura ai privati, con l’introduzione della competizione tra pubblico e privato nella fornitura dei servizi attraverso gare di appalto. Una riforma che, a mio parere, cancella il sistema sanitario nazionale, un gioiello del dopoguerra inglese, mutuato in parte in Italia all’inizio degli anni settanta.

C’è chi sostiene che tutto questo sia inevitabile. Certamente quel che è evitabile, per le donne e gli uomini che io incontro ogni fine settimana, è che siano solo in pochi a pagare. Forse la stessa richiesta che emerge dalle migliaia di persone che hanno popolato le piazze del mondo, da New York a Londra a Roma lo scorso fine settimana.

Un’ultima nota – le elezioni in Tunisia. Con la morte di Gheddafi, la Libia guarderà all’esperienza tunisina per costruire uno stato moderno e democratico. Non solo la Libia, ma anche Yemen e Siria, dove c’è un evidente deficit democratico. Non vedo l’ora di poter commentarne i risultati, sperando davvero si apra una stagione nuova. Per chi legge in francese consiglio questo articolo.

A presto!

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