Segolene Royal, Martine Aubry e Francois Hollande

A vincere il primo turno delle primarie socialiste francesi sono stati, come da copione, François Hollande – il candidato moderato – e Martine Aubry, rappresentante della sinistra dura e pura del partito. La prossima domenica, la sfida finale.

Il vero perdente di ieri? Nicolas Sarkozy. Perché a queste primarie (per la prima volta aperte a tutti i simpatizzanti della sinistra e non solo ai militanti del Ps, il partito socialista) hanno partecipato 2,5 milioni di persone: al di là delle più ottimistiche previsioni della vigilia. I dirigenti del Ps dicevano di considerare già un successo superare la soglia di un milione di votanti. L’afflusso record per scegliere il rivale di Sarkozy alle presidenziali del 2012 è interpretato come la volontà di sbarazzarsene una volta per tutte. L’attuale presidente si trova attualmente ai minimi nei sondaggi.

La partita Hollande-Aubry resta aperta. Era largamente previsto che Hollande si piazzasse al primo posto e la Aubry al secondo. Stupisce, però, l’ampiezza del divario fra i due, più ristretta delle stime della vigilia, con una Aubry insidiosa: secondo gli ultimi dati disponibili (7.700 seggi su 9.500) avrebbe raggiunto il 31% dei consensi contro il 39% del rivale. E ora? Per quanto riguarda gli altri candidati, Manuel Valls (5%) si è già allineato con il vincitore parziale. E lo stesso dovrebbe fare Ségolène Royal (7%), ex compagna di Hollande (hanno avuto quattro figli), la cui peformance a queste primarie è stata sotto le aspettative. Ma non è detto che chi ha votato per loro se ne vada per forza con Hollande. Importante sarà la posizione assunta da Arnaud Montebourg.

Montebourg, l’ago della bilancia. Fino a poche settimane era fra gli outsider. Rappresenta, invece, una delle sorprese del primo turno. Ha ottenuto il 17,3% dei consensi. Il risultato finale dipenderà anche dalla decisione che prenderà. Allearsi con uno dei due «finalisti»? O rimanere neutrale? 49 anni, diplomato alla prestigiosa Sciences Po di Parigi, già avvocato di successo, Montebourg nell’aspetto (e nell’accento) ha un che di aristocratico. In realtà è il figlio di un impiegato dell’Erario della Borgogna profonda e il nipote, da parte di madre, di un wali algerino (anche se si è sposato con una contessa). Al di là delle apparenze, il suo discorso politico si è spostato sempre più a sinistra, soprattutto nelle ultime settimane. La parola chiave della sua campagna è stata la «démondialisation», una sorta di antiglobalizzazione (senza gli eccessi di Bové), che significa riforma totale del sistema finanziario, produzione nei luoghi di consumo, possibilità di imporre tasse alle frontiere per favorire il made in France. Ideologicamente sarebbe più vicino alla Aubry, ma l’ambizione a partecipare da subito all’équipe del candidato favorito, potrebbe spingerlo a scegliere il campo di Hollande.

Punti in comune e differenze tra Hollande e Aubry. I due sono praticamente coetanei (57 anni lui, 58 lei). Si conoscono da una vita, da sempre in politica e nel Partito socialista. Entrambi provengono dalle migliori scuole universitarie della Repubblica, Ena compresa. Sono molto preparati (forse lui più di lei in economia). Cominciamo con le differenze. Innanzitutto, non si piacciono, per niente. Lui ha puntato la campagna sull’immagine dell’homme normal, bonario e pragmatico, in antitesi al «bullo» Sarkozy. Lei è, a dir poco, austera, non sorride mai e ha fatto capire a più riprese che non cambierà: è fatta così. E’ molto probabile che, contro Sarkozy, Hollande abbia più possibilità di vincere della Aubry. Dal punto di vista dei programmi, Hollande ha come priorità la lotta al debito pubblico: prevede di azzerare il deficit entro il 2017. E’ una promessa che, invece, la Aubry non si sente di fare. Lei ha già detto che, se venisse eletta, procederebbe subito alla creazione di 300 mila posti di lavoro per i giovani mediante contratti su 5 anni finanziati dalle casse pubbliche. Senza pensare troppo al debito dello Stato. Per ridurre la disoccupazione giovanile, invece, Hollande punta all’esonero dei contributi sociali per le imprese che assumano un giovane e al tempo stesso si impegnino a mantenere un «senior» che gli faccia da tutor. Quanto al nucleare, argomento sempre più scottante in Francia, la Aubry ha detto chiaro e tondo che rappresenta «l’energia del passato» e che bisogna abbandonarla da qui a 20-30 anni. Più prudente Hollande, che punta a ridurre dal 75% attuale al 50% la quota di elettricità generata dal nucleare, sviluppando le rinnovabili.

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