Sta facendo discutere un po’ di miei amici scrittori l’arguta campagna pubblicitaria della Maggie Jeans Italia, che per una volta usa il concetto di donna puntando tutto sulle loro potenzialità intellettuali, civili e politiche per addirittura “salvare il mondo”, coprendo con una bella fascia rossa quello che, troppo spesso in Italia, è l’unico lato delle donne usato dalle campagne pubblicitarie: il lato B.

Sono da sempre un grande fan di un certo modo di stare al mondo da donna. Avete presente quelle donne che per fare carriera non puntano MAI sul tacco 12, il davanzale di fuori e lo stacco di coscia, bensì sui contenuti di ciò che hanno da dire davanti a un uditorio? Ecco. Davanti a quelle donne lì, che – va detto – anche se non sono per nulla pompate dallo showbiz sono la stragrande maggioranza dell’altra metà del cielo, io penso sempre di trovarmi dinanzi alla forma di vita più intelligente e dalle maggiori potenzialità del pianeta Terra.

Intendiamoci, non è mica necessario vincere il Premio Nobel per la neuroscienza, come ha fatto la highlander Rita Levi Montalcini, o scrivere le poesie di Emily Dickinson, per spiccare come donna. No, no, al contrario: vista la quantità di spazio che di solito la tv e la stampa (in mano a omuncoli, spesso) dedicano a quella piccola massa di femmene che di sé possono giusto mostrare il culo e le tetterifatte, direi che per me le tantissime donne che hanno qualcosa da dire e appena un po’ di know how, partono avvantaggiate alla grande.

Sì perché gli uomini eterosessuali, che già mediamente non brillano come intuito e apertura, quando avvistano sul posto di lavoro una donna, sono abituati a incasellarla secondo le proprie categorie alquanto limitate e limitanti della femmena-quarto-di-mucca: misura di coppa, culo cadente o all’insù, labbra carnose o non, caviglia grossa o fine. Quando poi si accorgono che la femmena in realtà è una donna dotata anche di parola e sa mettere due congiuntivi in fila, normalmente i maschietti etero vanno subito in tilt, come presi alla sprovvista: “Ehi pupa, che avessi anche la parola, non era previsto”, pensano, e condiscono il loro necessario silenzio con imbarazzati sorrisini di tentata, patetica, seduzione.

Ehi, naturalmente non tutti gli uomini eterosessuali sono di questo misero stampo. La campagna della Maggie mi ha fatto venire alla mente le parole di un uomo etero talmente saggio che, non a caso, lo han fatto Dalai Lama. Mi riferisco a ciò che disse alla Conferenza mondiale per la pace di Vancouver del 2009, che forse anche qualcuno di voi si ricorderà:

Qualcuno mi dà del femminista… Ma dobbiamo davvero spenderci di più per promuovere i valori umani di base — la compassione umana, gli affetti umani. E in questo senso, le donne hanno dimostrato di avere maggiore rispetto e cura per il dolore e la sofferenza del prossimo. […] Il mondo sarà salvato dalla donna occidentale.

Quando il Dalai Lama fece questa dichiarazione pubblica, sulla rete si scatenò un’orda di commenti, riflessioni, giustificazioni e, anche, accuse di estremismo femminista. La cosa più sensata, a mio parere, la disse Marianne Hughes, direttore generale dell’Interaction Institute for Social Change (IISC) della California, che commentò: “Probabilmente il Dalai Lama basa la sua impressione sull’aver visto nel secondo e terzo mondo tante donne sfruttate e impoverite dalle condizioni sociali e civili delle loro nazioni, a cospetto delle tante donne in posizioni di potere nel primo mondo“.

La Hughes dice bene, ma può anche darsi che il Dalai Lama si fosse letto il rapporto The Guardian Life Small Business Research Institute, che ha reso noto come “le piccole e medie imprese guidate da donne americane genereranno più della metà dei 9,72 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore, e circa un terzo dei 15,3 milioni di nuovi posti di lavoro che il  Bureau of Labor Statistics si attende siano creati per il 2018.” Parliamo di più di 5 milioni di nuovi posti di lavoro negli USA per il 2018, e per altro lavoro eco-compatibile, creato tenendo a mente l’importanza delle risorse limitate del pianeta.

Insomma, mentre Forbes in questi giorni compila la sua annuale “classifica delle 100 donne più influenti del pianeta” (dove per altro già nel 2010 risaltavano diverse esponenti della categoria “donna afroamericana occidentale”, da Michelle Obama a Oprah Winfrey) sembra proprio che la donna occidentale più influente del pianeta sia la Signora Smith, o forse dovrei scrivere la Signora Latoya Brown, vale a dire una donna piccola-imprenditrice, afroamericana, che sta per assumere te che leggi o, meglio ancora, domani tuo figlio.

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