Mafia e camorra insidiano sempre più fortemente la città di Milano, capitale economica dell’Italia. E’ questo il dato contenuto nella relazione del ministero della Giustizia al Parlamento sui beni confiscati alla criminalità organizzata. Per la prima volta negli ultimi due anni il capoluogo lombardo entra nella poco invidiabile classifica delle prime 5 città italiane per numero di beni confiscati. Nel biennio 2009-2010, si legge ancora nella relazione, sono stati 65 i procedimenti di alienazione al pubblico, mentre nei due anni precedenti erano solo 25. Le confische si sono quindi quasi triplicate nel giro di poco tempo.

Milano è però al terzo posto nella classifica nazionale per il valore dei beni pignorati alla criminalità: 33 milioni di euro tra il 2008 e il 2009, contro i 72 di Palermo e gli oltre 42 di Reggio Calabria.

Non c’è ancora nulla di paragonabile con i “numeri” di Palermo e Napoli, prime in classifica per la quantità degli immobili (ma non solo, perchè sono poco più del 50%) passati dalle mani della mafia a quelle dello Stato: 302 nell’ultimo biennio (più 130, rispetto al 2007-2008) per il capoluogo siciliano; 160 (più 66) per quello campano.

La relazione del ministero fa notare che la sottrazione per mano della magistratura dei beni dei criminali interessa in modo particolare alcune zone del Sud. Ma poi osserva:“L’area settentrionale, e in particolare la città di Milano, comincia ad evidenziare un certo interesse, con il dato record di 35 procedimenti nell’ultimo anno. L’eccezione della Lombardia – conclude la relazione – è da tenere d’occhio”.

Nella banca dati del ministero, costituita proprio per monitorare le varie fasi dei pignoramenti, sono 1.344 le procedure in corso su Milano che potrebbero concludersi con l’acquisizione pubblica di altrettanti beni mafiosi, spesso di notevole valore.

A livello nazionale, il valore dei beni pignorati alla criminalità organizzata negli ultimi 5 anni in Italia sfiora i 400 milioni di euro. Il computo è stato fatto sui beni già destinati a uso pubblico e quindi pienamente riutilizzati dalla società civile. La cifra, per l’esattezza è di 399.348.830 euro.

Il documento sottolinea che la valutazione è approssimativa, anche perchè Stato e Comuni, quando entrano in possesso degli ex beni mafiosi, sono più impegnati ad adattarli alle nuove esigenze che a stabilirne con precisione il valore venale.

Il Sud fa la parte del leone nella restituzione dei beni mafiosi alla collettività. Negli ultimi 5 anni Sicilia e Mezzogiorno hanno sfiorato l’80% del numero delle proprietà trasferite allo Stato o ai Comuni. A quota 5% si è attestato il Centro, mentre il Nord è al 16%.

Questa la destinazione dei beni pubblicamente riutilizzati al livello nazionale dallo Stato: 77% a sedi delle forze dell’ordine pubblico; 1% alla giustizia; 9% alla Protezione Civile; il 13% è stato assegnato ad altri scopi. Ai Comuni sono andati negli ultimi 5 anni oltre i due terzi dei beni riassegnati. Li hanno destinati al 63% a scopi sociali (sedi di associazioni, centri anziani, centri attività sportive) e al 36% per usi istituzionali, come l’emergenza abitativa, le scuole e gli uffici pubblici.

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