Ieri ho chiesto ai miei amici di Facebook un consiglio su cosa scrivere in questo mio primo post sul Fatto. Tra i tanti, mi è rimasto impresso questo: “Racconta di noi, rappresentaci…“. Rappresenta i tanti che hanno fatto la scelta di seguire Gianfranco Fini in questa nuova avventura. Racconta delle loro motivazioni, dei loro dubbi, delle loro certezze. Sono entrato nel panico, ammetto. Perché in un attimo mi sono reso conto di non essere da solo. Troppa responsabilità, ho pensato. Io parlo per me, ho cercato di rispondere cercando una via di fuga dialettica e, a dire il vero, alquanto infantile. Ma poi mi sono reso conto che, a questo punto, non si può sfuggire. Che è giusto, in prima battuta, raccontare di loro e non di me. Di quelli che in questi mesi ci hanno messo la faccia inseguendo un sogno rimasto chiuso nel cassetto per troppo tempo. Verrà certo il tempo del pensiero individuale, in questa pagina digitale.

Ma oggi credo sia giusto farmi umilmente portavoce di tante persone che, in questi mesi, hanno fatto la scelta più difficile, la scelta di riprendere in mano il proprio destino, di salpare in mare aperto, la scelta di sentirsi dire “traditori” da chi aveva già tradito l’idea stessa di una politica degna di questo nome. Non è questione di conta parlamentare. L’ho scritto e lo ripeto qui: quel che si sta muovendo attorno all’esperienza finiana non è roba di Palazzo. E nemmeno di schieramenti politici. Destra e sinistra non c’entrano nulla. E nemmeno le cavillose autodefinizioni che cercano di darsi alcuni politici nascosti in coperta, troppo impauriti per capire i venti e le onde della nuova navigazione.

C’entra invece la ribellione patriottica e repubblicana di chi pensa che in nome della realpolitik non si può, non si deve, non è giusto sopportare tutto. C’entra la ribellione giovanile e risorgimentale di chi è ancora convinto che è bello amare il proprio paese. E che sa che per amarlo bisogna anche rispettarlo. E che per rispettarlo bisogna avere la forza di prendere decisioni che non hanno nulla a che fare col tornaconto personale. O con i giochetti di una politica indegna di questa Italia.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Pace, tarallucci e vino

prev
Articolo Successivo

La cena per farli conoscere

next