L’hanno ammazzato, come si temeva. Michel Germaneau aveva 78 anni ed era cardiopatico. Sarkozy dice che non si è potuto far nulla per salvarlo dalle grinfie della frangia qaedista sahariana. Altri dubitano: giovedì scorso c’erano anche soldati francesi in un raid in pieno deserto. Forse si è cercata la soluzione di forza, forse è fallita, forse l’hanno ammazzato per vendetta. Forse. Le certezze, in questa storia, sono altre. Sono nelle testimonianze dei vicini del villaggio di Marcoussis, a una trentina di chilometri da Parigi. Parlano di un uomo buono, sempre pronto “a dare una mano”.

Il sindaco socialista, quasi alle lacrime, lo addita ad esempio, perché aveva una virtù fattasi rara: aveva a cuore gli altri, i deboli in particolare. Germaneau era un ingegnere da tempo in pensione, non aveva figli, della famiglia non gli era rimasto nessuno. Era solo. L’Africa gli era rimasta nel cuore, dopo averci lavorato. Ci andava regolarmente con una ong, stava costruendo una scuola da qualche parte nella terra dei tuareg. Alla soglia degli ottanta e con il cuore malandato. La sua preoccupazione era quella, il senso della sua vita era nel regalare tempo e competenze. La redistribuzione, dopo l’accumulo. Le lezioni di vita si fanno sempre più sobrie e più semplici, man mano che ci cresce il chiasso intorno.

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