Donald Trump ha preso la sua decisione se certificare o meno l’accordo su nucleare alla prossima scadenza prevista ma non l’ha condivisa con nessuno “esternamente”, neppure con Theresa May che gliela aveva chiesto ieri. A rivelarlo è stato il segretario di stato americano Rex Tillerson, dopo una riunione dei 5+1 a margine dell’assemblea Onu. “Ho deciso”, aveva detto per tre volte il capo della Casa Bianca ai cronisti dopo il bilaterale all’Onu con il leader palestinese Abu Mazen, senza però illustrare le sue intenzioni. La stessa cosa che aveva fatto con l’accordo di Parigi sul clima, tenendo il mondo col fiato sospeso per giorni.

La Nbc, citando quattro fonti, tra cui una ad alto livello nell’ambito dell’amministrazione americana, ha riferito che il tycoon propenderebbe per la bocciatura della certificazione: in tal caso il Congresso avrebbe 60 giorni per decidere se imporre nuovamante le sanzioni cancellate in base all’accordo. L’obiettivo finale di Trump, come ricostruisce l’agenzia Ansa, sarebbe di spingere gli alleati europei a concordare di rinegoziare alcune misure e fare pressione sull’Iran perché torni al tavolo.

Anche Tillerson ha ammesso che ci sono “problemi significativi” con l’accordo, dopo il quale “abbiamo visto tutto tranne che stabilità” nella regione. Ma il presidente iraniano Hassan Rouhani ha difeso l’accordo escludendo di rinegoziarlo. “Non saremo noi i primi a violarlo”, ha detto all’assemblea generale dell’Onu, criticando duramente le minacce di Trump, anche se ha detto di non aspettarsi che gli Usa escano dall’intesa, “nonostante la retorica e la propaganda”.

A difendere strenuamente l’intesa è stata Federica Mogherini, alta rappresentante per la politica estera Ue. “Non c’è alcun motivo per smantellare un accordo che funziona e dà risultati”, ha sostenuto, riferendo che tutte le parti concordano sul fatto che finora è stato rispettato, come certificato dall’Aiea. “Abbiamo un’altra potenziale crisi nucleare. Non abbiamo assolutamente bisogno di entrare in un’altra”, ha osservato riferendosi alla crisi nordcoreana. Non manca chi osserva che se Trump facesse saltare il ‘patto’ nucleare iraniano sarebbe più difficile convincere Kim Jong-un a fidarsi di un accordo sul disarmo nucleare. Ma nel fronte europeo rischia di aprirsi una crepa: il presidente francese Emmanuel Macron, pur sostenendo che sarebbe un errore uscire dal patto, ritiene che esso non sia sufficiente, dato l’aumento della pressione che Teheran sta esercitando nella regione e la prosecuzione del programma balistico.

“L’accordo con l’Iran sul nucleare è un imbarazzo per gli Stati Uniti”, aveva detto il capo della Casa Bianca il 20 settembre, nel suo primo discorso all’Assemblea generale dell’Onu a New York. A questo proposito ha detto ancora: “Non possiamo rispettare un accordo se copre l’eventuale costruzione di un programma nucleare”, aveva detto Trump, che aveva anche chiesto a Teheran di liberare tutti i cittadini Usa e di smettere di sostenere il terrorismo.

“Il presidente degli Usa ha pronunciato parole ignoranti e sgradevoli contro l’Iran – aveva replicato dal podio dell’Onu il presidente iraniano Hassan Rohani – Accuse odiose e senza fondamento, inadatte per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”. Ventiquattro ore più tardi è intervenuto anche la Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Sayyed Ali Khamenei, che ha definito le parole del presidente Usa “sgradevoli, stolte e pure menzogne“. Khamenei è intervenuto durante un incontro con componenti dell’Assemblea degli Esperti a Teheran. “Questo folle ed estremamente sgradevole discorso del presidente Usa, con la sua retorica da gangster e cowboy piena di assolute menzogne, deriva dalla loro rabbia, frustrazione e dalla loro testa vuota”, ha detto Khamenei.