Barack Obama, che quel provvedimento lo aveva voluto nel 2012, scende in campo e definisce “crudele” la decisione di cancellare il Daca, il Deferred Action for Childhood Arrivals, il programma di amnistia per i minorenni fatti entrare illegalmente negli Stati Uniti. Perché quei ragazzi, i Dreamers, sognatori, “sono americani nel cuore, nello spirito, in ogni altro modo a eccezione di uno solo, i documenti”, spiega l’ex presidente dopo l’annuncio della Casa Bianca di voler abrogare il Daca. Per questo, ha aggiunto, la scelta del suo successore Donald Trump è contraria allo spirito americano. Uno scontro pesante, quello tra l’ex presidente e l’attuale che ha provato a stemperare la tensione: “Nutro un grande amore per queste persone, che non sono bambini come si pensa, ma in realtà si tratta di giovani adulti – ha detto ai giornalisti – Adesso si spera che il Congresso possa realmente aiutarli. Nel lungo periodo sarà la soluzione giusta“.

Proteste e dimissioni – Ma la protesta si era intanto espansa, coinvolgendo anche ceo e presidenti dei giganti della Silicon Valley come Facebook, Apple, Google e Microsoft che hanno fatto sentire la loro voce criticando Trump. E, mentre centinaia di persone sono arrivate davanti alla Trump Tower e alla Casa Bianca per protestare, la rottura sui Dreamers tocca anche il Consiglio per la diversità presso la Casa Bianca, con le dimissioni di uno dei membri, Javier Palomarez, che è anche presidente della Camera di commercio ispanico-americana, la più grande associazione imprenditoriale ispanica negli Usa.

La decisione di Trump e cosa è Daca L’annuncio sull’abrograzione è stato dato dal ministro della Giustizia Jeff Sessions. Il provvedimento – adottato da Obama nel 2012 – è stato giudicato “incostituzionale”. Al Congresso sono stati dati 6 mesi per formulare una nuova legislazione in materia. Il Daca riguarda 800mila bambini e ragazzi immigrati irregolarmente negli Usa, i cosiddetti Dreamer, acronimo di Development, Relief, and Education for Alien Minors, disegno di legge sul tema presentato al Congresso nel 2001 che non ha mai visto la luce. Alcuni dei requisiti necessari per ottenere questo status sono il fatto di essere arrivati nel Paese prima del loro 16esimo compleanno, di essere iscritti a scuola o di aver completato i propri studi e di aver vissuto in modo continuativo negli Stati Uniti per diversi anni senza aver commesso crimini. Chi è in possesso di questi requisiti può – o, meglio, poteva – continuare a studiare o lavorare negli Usa senza essere espulso. Dovrebbe continuare a essere così fino al marzo 2018, quando il Congresso presenterà la propria proposta di riforma. “La nazione deve fissare e applicare un limite su quanti immigrati ammettiamo ogni anno, e ciò vuol dire con non tutti possono essere accettati“, ha spiegato l’Attorney general Sessions. “Ciò non vuol dire che queste sono cattive persone o che la nazione non li rispetta o li sminuisce in alcun modo. Vuol dire che stiamo applicando le nostre leggi nella maniera corretta, così come approvate dal Congresso”.

La reazione della Silicon Valley – “È un giorno triste per il nostro Paese. La decisione non è solo sbagliata. È particolarmente crudele offrire ‘il sogno americano’ a gente giovane, spingerla a uscire dall’ombra e fidarsi del nostro governo, e poi, punirla per questo”, ha scritto in un post su Facebook il fondatore Mark Zuckerberg, assicurando che questi giovani immigrati sono “amici” e “vicini” che hanno contribuito a migliorare l’economia e le comunità. “Sono profondamente sconvolto dal fatto che 800mila statunitensi, inclusi oltre 250 dei nostri colleghi di Apple, potrebbero essere espulsi dall’unico Paese che hanno chiamato casa”, ha affermato il ceo di Apple, Tim Cook, in una lettera inviata ai lavoratori. “Sono chiamati Dreamers e, al di là di dove sono nati, meritano il nostro rispetto come pari”, ha aggiunto. Anche il ceo di Google, Sundar Pichai, ha detto la sua su Twitter, spiegando che “i Dreamers sono nostri vicini, nostri amici e nostri compagni. Questa è casa loro, il Congresso deve agire ora per difendere il Daca”. Sul tema è intervenuto anche il presidente di Microsoft, Brad Smith, definendosi”profondamente deluso” e ribadendo che una legge che protegga i Dreamers è ora “un imperativo economico e una necessità umanitaria“.

Alcuni repubblicani contrari – L’annuncio di voler abrogare il Daca Trump l’aveva già dato in campagna elettorale, definendo il piano un'”amnistia illegale“. Ora ha mantenuto la promessa, anche se il Partito repubblicano non sembra seguirlo in toto. Il dissenso più significativo è quello di Paul Ryan, il portavoce della Casa Bianca. Pochi giorni fa Ryan, intervistato da una radio locale, ha risposto così al giornalista che gli chiedeva se fosse giusto abolire il Daca: “Non credo che dovremmo farlo. Il Congresso sta lavorando a una nuova legge per preservare il programma”. Lunedì lo speaker è tornato sull’argomento: “Ci sono bambini che non conoscono altro Paese che gli Usa, che sono stati portati qui dai loro genitori e non hanno un’altra casa. E quindi penso davvero che sia necessaria una soluzione legislativa”. Le voci contrarie, all’interno del Gran Old Party, non sono poche. Anche il senatore repubblicano dell’Oklahoma James Lankford si è detto dello stesso parere di Ryan: “È giusto che ci siano conseguenze per chi intenzionalmente entra in questo Paese in modo illegale. Tuttavia, come americani, non possiamo ritenere i minori responsabili delle azioni dei propri genitori”. Stessa linea da parte di Ileana Ros-Lehtinen, membro della Camera dei rappresentanti e repubblicana: “Trattare la questione i dreamers con un “cuore grande” non è quello che traspare dai piani del nostro presidente”, ha twittato, facendo riferimento a quando Trump aveva dichiarato di avere a big heart quando si trattava dei dreamers.