I “Dreamer” rischiano di dover smettere di sognare. Nella sua instancabile opera di damnatio memoriae dell’eredità di Barack Obama, Donald Trump si prepara a cancellare il Deferred Action for Childhood Arrivals’ program, il programma per tutelare i giovani arrivati negli Stati Uniti da bambini con genitori illegali, circa 800mila persone che dovranno dire addio al loro american dream. Lo stop al Daca dovrebbe entrare in vigore dopo sei mesi, per scaricare la patata bollente al Congresso, chiamato ad assumersi la responsabilità finale su un tema così delicato.

Il Daca venne creato dall’amministrazione Obama nel 2012 per proteggere dalle espulsioni i giovani immigrati entrati illegalmente in Usa ma in grado di dimostrare di essere arrivati prima dei loro 16 anni e di aver soggiornato negli Stati Uniti per diversi anni senza aver commesso crimini. Ora lo scopo del miliardario diventato presidente è dire di aver mantenuto un’altra delle sue promesse elettorali contro l’immigrazione, recuperando consensi nella sua base di fronte al crollo dei sondaggi. Durante la sua campagna il tycoon aveva definito il Daca una “amnistia” illegale, assicurando che l’avrebbe cancellato una volta alla Casa Bianca. Ma poi ha tergiversato, riconoscendo la delicatezza della materia e lanciando segnali di ripensamento. “Ci sono alcuni bambini assolutamente incredibili, direi la gran parte, amo questi bambini”, si era lasciato scappare.

Ora però sembrano prevalere i calcoli elettorali, nonostante le dichiarazioni di guerra dei democratici, la contrarietà di una parte dei repubblicani e la mobilitazione della Silicon Valley, che ha già indirizzato una lettera aperta a Trump chiedendogli di mantenere il programma. A firmare la missiva 350 amministratori delegati, da Mark Zuckerberg a Jeff Bezos, passando anche per Warren Buffet e Mary Barra. C’è anche l’amministratore delegato di Apple Tim Cook, che è tornato a esprimere il proprio appoggio ai Dreamer (acronimo di Development, Relief, and Education for Alien Minors, disegno di legge sul tema presentato al Congresso nel 2001 che non ha mai visto la luce): “Con me ne lavorano 250. Io sto con loro, meritano rispetto e una soluzione che affondi le radici nei valori americani”, ha twittato.

“Se le notizie sono vere, è meglio che il presidente Trump si prepari ad una battaglia sui diritti civili. Una cancellazione del Dream act è ora una Nat emergency #DefendDACA”, gli ha fatto eco il senatore dem Bob Menendez, evocando una emergenza nazionale. Il governatore e l’attorney general dello Stato di New York, Andrew Cuomo ed Eric Schneiderman hanno annunciato azioni legali: “L’azione del presidente sovvertirà le vite di centinaia di migliaia di giovani che finora hanno chiamato sempre e solo l’America la loro casa”, ha detto Cuomo.

La proposta lascia scettici molti tra i repubblicani, divisi anche su questo tema: “Dopo aver preso in giro i Dreamer per mesi con discorsi sul suo ‘gran cuore’, il presidente sbatte loro le porte in faccia”, twitta Ilena Ros-Lehtinen. Ma non tutti gli esponenti del Grand Old Party la pensano così: il senatore Steve King ha ammonito persino che un ritardo nello smantellamento del Daca equivale ad un “suicidio repubblicano”. Non sarà facile trovare l’unità del partito per lo speaker Paul Ryan, che aveva chiesto a Trump di non cancellare il programma per consentire al Congresso di risolvere il problema: “Ci sono bambini che non conoscono altro Paese che gli Usa, che sono stati portati qui dai loro genitori e non hanno un’altra casa. E quindi penso davvero che sia necessaria una soluzione legislativa“, ha commentato.

La decisione è destinata a inasprire lo scontro con il Congresso all’apertura della calda stagione autunnale, con all’ordine del giorno la riforma fiscale, l’approvazione del budget per evitare uno shutdown e l’aumento del tetto del debito, legato probabilmente agli aiuti per il disastro Harvey. Questioni che non lasceranno molto tempo per affrontare il destino dei Dreamer in soli sei mesi.