Si chiama Rassoul Bissoultanov il ceceno accusato di aver colpito con un calcio mortale alla testa Niccolò Ciatti. Ha 24 anni, vive a Strasburgo in Francia ed è un atleta professionista di lotta libera che ha anche partecipato a diversi tornei. Lo ha reso noto il quotidiano catalano El Periodico, fornendo molti dettagli sull’uomo accusato di aver ucciso nella discoteca Sant Trop di Lloret de Mar il giovane italiano. “Ho fatto una cosa orribile, non volevo farlo. Non volevo uccidere. Ero ubriaco e avevo preso droga“, ha detto il 24enne durante il suo interrogatorio, secondo quanto riportato da El Confidencial. Bissoultanov è nato nel 1993 in Cecenia e, proprio in seguito al conflitto tra la sua regione e la Russia, aveva cercato asilo politico in Francia. Il suo allenatore a Strasburgo, Jean-Luc Beck, ha riferito che il 24enne si era allenato lì per sei anni e che era un “giovane tranquillo, che non ha mai causato problemi”. A Scandicci mercoledì sera ci sarà una veglia religiosa per ricordare Niccolò Ciatti.

Bissoultanov è l’unico dei tre ragazzi ceceni che hanno massacrato di botte il 22enne italiano a essere rimasto in carcere nella città catalana. Nella registrazione della telecamera di sicurezza della discoteca, la sera in cui Ciatti è morto, si vede il ceceno mentre dà un calcio in faccia all’italiano quando è già a terra. I due – spiega sempre El Periodico – non si conoscevano e la lite è scoppiata quando uno ha spintonato l’altro sulla pista da ballo. Poi Ciatti ha ricevuto un pugno ed è caduto a terra. Infine il calcio di Bissoultanov, letale. “Ma la regola d’oro della nostra disciplina – ha detto il suo allenatore a El Periodico – è quella di non fare male agli altri”.

Gli avvocati della discoteca Sant Trop di Lloret del Mar chiederanno che Bissoultanov sia giudicato per omicidio. Joaquim Boadas, che rappresenta il locale e le associazioni delle imprese di svago notturno Fecasarm e Spain Nightlife – che si presentano come accusa privata e popolare secondo la legge spagnola – ha confermato al quotidiano catalano che chiederanno contro il ceceno l’incriminazione per omicidio. Rilevano infatti che il calcio mortale alla testa di Ciatti è stato sferrato mentre il ragazzo italiano era a terra e non poteva difendersi. Per gli altri due giovani ceceni coinvolti nell’aggressione, il giudice catalano non ha ritenuto che esistessero gli estremi per la custodia cautelare. Entrambi sono stati rilasciati martedì sera: restano comunque indagati per omicidio e uno di loro ha l’obbligo di non uscire dall’area Schengen.

“Chiediamo che sia fatta giustizia e chiarezza sulla vicenda”, ha detto all’Adnkronos Sandro Fallani, sindaco di Scandicci, il comune del fiorentino dove viveva Niccolò Ciatti. Il primo cittadino, insieme alla comunità locale, si unirà mercoledì sera ai genitori del ragazzo nella veglia di preghiera prevista alle 21 nella chiesa “Gesù Buon Pastore” nella zona di Casellina. “Come Comune stiamo facendo le pratiche per il rimpatrio della salma“, ha aggiunto il sindaco, spiegando che forse giovedì si saprà il giorno in cui il feretro potrà fare rientro. Per la data dei funerali “sarà proclamato il lutto cittadino”.

Il comune fiorentino proverà anche a costituirsi parte civile nel processo per la morte del 22enne. “Se questo non sarà possibile – ha spiegato Fallani ospite del programma Radio2 Come Voi, di Radio2 – vorremmo essere parte civile sostanziale: da stamattina sto cercando il sindaco di Lloret del Mar. Lui ha espresso la volontà, e ne ha la facoltà, di costituirsi parte civile”.

“L’Italia è profondamente addolorata e sgomenta per quello che è accaduto a Lloret de Mar”, ha detto Angelino Alfano. Il ministro degli Esteri ha chiesto all’omologo spagnolo Alfonso Dastis di di far accelerare le procedure per il rimpatrio della salma a Scandicci. E poi di fare il possibile perché tutti i responsabili del delitto siano presto giudicati e condannati: “Niccolò è stato aggredito senza alcuna ragione da tre uomini ed è stato colpito con furia mentre era già a terra. Per questa ragione, la notizia della scarcerazione di due dei tre ceceni inizialmente arrestati – ha concluso Alfano – ha suscitato perplessità e inquietudine nell’opinione pubblica italiana”.