Nel mirino delle indagini sulle “consegne concordate” in alto mare ci sarebbe anche Medici senza Frontiere. Mentre la Procura di Trapani indaga sulla ong tedsca Jungend Rettet che operava attraverso la nave Iuventa, anche altre organizzazioni non governative sono oggetto delle verifiche degli investigatori sull’ipotesi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con veri e propri viaggi organizzati con i trafficanti di profughi dalle coste della Libia verso l’Italia. A rivelarlo sono Corriere della Sera, Messaggero e Mattino: secondo i tre quotidiani le indagini dello Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia, si sono concentrate anche su Msf, che non ha ancora aderito al Codice di Condotta per le Ong. In una nota, la smentita dell’organizzazione: “Non abbiamo ricevuto comunicazione dalla Procura, i media rilanciano accuse vecchie di alcuni mesi”.

Il Corriere della Sera cita l’interrogatorio di Cristian Ricci del 27 febbraio scorso. Il titolare della Imi Security Service che si occupava dei servizi di sicurezza sulla nave Vos Hestia di Save the Children ha dichiarato a verbale: “In realtà – si legge – la nave Iuventa fungeva da piattaforma e quindi si limitava a soccorrere i migranti per poi trasbordarli. Era sempre necessario l’intervento di una nave più grande su cui trasferire i migranti soccorsi dal piccolo natante”. E in alcuni casi, secondo le testimonianze citate dal quotidiano di via Solferino, imbarcazioni di Msf sarebbero intervenute per soccorrere e trasbordare i migranti senza essere state allertate dalla Guardia Costiera. Tra le navi i cui movimenti sono ora sotto osservazione, scrivono invece Messaggero e Mattino, ci sono la Dignity One, la Bourbon Argos e la Vos Prudence. Nei mesi scorsi sarebbero stati accertati sconfinamenti ripetuti verso la costa libica ad almeno otto miglia, rispetto alle 12 consentite.

“Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dalla Procura di Trapani né da altre Procure”, replica Medici senza Frontiere.  “Quanto vediamo oggi negli organi di stampa sembra rilanciare accuse che già ci erano state rivolte alcuni mesi fa”, continua la Ong, e “fin da allora ci siamo messi a disposizione delle Procure per fornire qualunque spiegazione richiesta su ogni nostra attività”. Msf parla quindi di uno “stillicidio di accuse che continua ad avvelenare il clima in una situazione sempre più cupa”.

La Ong torna anche sulla mancata firma al Codice di Condotta, spiegando che “non conteneva elementi indispensabili per garantire l’efficacia dei soccorsi e i principi umanitari”. “Ma – aggiunge Msf – ci siamo impegnati formalmente a rispettare la maggior parte degli impegni prescritti, continuando a operare nel rispetto delle leggi nazionali e internazionali e sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana”. Intervistato dal Fatto Quotidiano, il ministro degli Interni Marco Minniti ha ribadito la speranza che la Ong torni sui suoi passi: “Per firmare c’è ancora tempo”, ha specificato Minniti. che auspica “una piena assunzione di responsabilità da parte di tutti, compresa Msf: si valuti bene quanto è accaduto, nessuno può ignorarlo. Nessuno può far finta di non vedere quanto è emerso dalle indagini della Procura di Trapani”.