Il Consiglio dei ministri ha dato l’ok alla delibera sulla missione di supporto alla Guardia costiera libica. “Quello che abbiamo approvato è né più né meno quanto richiesto dal governo” libico, ha spiegato in conferenza stampa Paolo Gentiloni, riferendosi alla richiesta avanzata il 26 luglio dal premier di Tripoli Fayez Al Sarraj di inviare navi italiane nelle acque territoriali libiche per contrastare i trafficanti di uomini. Richiesta seguita da una parziale marcia indietro del governo di Tripoli: “Il governo libico non consentirà la violazione della sovranità nazionale libica“, aveva detto Al Sarraj giovedì. Tanto che oggi il ministero degli Esteri di Tripoli ha inviato al governo italiano una “nota di chiarimento“: “Nel quadro degli sforzi compiuti dal Governo Italiano per sostenere e rafforzare le capacità della Guardia Costiera Libica, il Consiglio Presidenziale del Governo di Accordo Nazionale ha richiesto al Governo Italiano un sostegno tecnico, logistico e operativo, per aiutare la Libia nella lotta al traffico di esseri umani e salvare la vita dei migranti”.

Dietro il via libera del Cdm c’è stato dunque un lungo lavoro diplomatico e politico tra le due sponde del Mediterraneo, per rassicurare Tripoli e chiarire definitivamente quella che fonti di governo definiscono “un’incomprensione”: in Libia qualcuno ha voluto leggere come una sorta di ‘invasione’ da parte dell’Italia quella che fin dall’inizio Gentiloni e Sarraj hanno invece definito una missione di supporto. Le diverse tribù hanno dunque fatto pressioni su Sarraj affinché prendesse una posizione netta. Il risultato è la nota diffusa nella serata di giovedì dello stesso premier libico nella quale si ribadiva che la “sovranità nazionale è una linea rossa” che non doveva essere oltrepassata. Il lavoro diplomatico ha dato i suoi frutti senza che fosse necessario, a quanto si apprende, un contatto diretto tra i due premier: Tripoli ha successivamente diffuso una nota in cui ribadisce e conferma la richiesta all’Italia di un “sostegno tecnico, logistico e operativo, per aiutare la Libia nella lotta al traffico di esseri umani e salvare la vita dei migranti”.

Si tratterà di un “contributo alla sovranità libica non una iniziativa contro la sovranità libica”, ha precisato il presidente del Consiglio. Non si tratta, ha spiegato Gentiloni, di “un enorme invio di grandi flotte e squadriglie di aerei. Stiamo parlando di una richiesta cui abbiamo aderito di supporto alla Guardia costiera libica”. La missione italiana va considerata come un “passo in avanti nel contributo italiano alla capacità delle autorità libiche di condurre la loro iniziativa contro gli scafisti e di rafforzare la loro capacità di controllo delle frontiere e del territorio nazionale. È un pezzo di percorso della stabilizzazione della Libia a cui l’Italia sente il dovere di parteciparvi”, ha ribadito il premier.

La conferma che il chiarimento è servito e ha prodotto i risultati sperati è nella decisione, d’accordo con il governo libico, di far partire nelle prossime ore per Tripoli un pattugliatore della Marina. Davanti a Tripoli e a Misurata, almeno in una prima fase, saranno inviate non più di un paio di navi, una fregata Fremm e, appunto, un pattugliatore con relativi elicotteri imbarcati, droni, uomini del battaglione San Marco e del Comsubin. Un dispositivo dunque ridotto rispetto alle cinque navi ipotizzate in un primo momento. I militari faranno una ricognizione finalizzata a mettere a punto nei dettagli il dispositivo navale, sulla base delle richieste e delle esigenze delle autorità libiche, e d’intesa con loro. Il sopralluogo si concluderà entro martedì quando la delibera del Cdm con i dettagli della nuova missione approderà in Parlamento. Saranno le commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato a valutare limiti operativi, regole d’ingaggio e garanzie a tutela dei militari a bordo delle navi. “Mi auguro – è l’auspicio di Gentiloni – che il Parlamento possa dare il via libera con il consenso più largo”.

Governo Al Sarraj: “Solo supporto logistico, italiani opereranno solo nel porto di Tripoli” – “Il Consiglio presidenziale libico ha chiesto al governo italiano solo supporto logistico e tecnico per la Guardia costiera libica”, ha dichiarato il ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale del governo di concordia nazionale libico, come riferisce l’agenzia di stampa libica Lana. In una nota diffusa ieri, il presidente del Consiglio presidenziale del governo di concordia nazionale libico aveva smentito le notizie secondo cui la Libia avrebbe chiesto all’Italia aiuto navale in acque libiche contro i trafficanti. “Questa misura – precisa il ministero degli Esteri libico – potrebbe richiedere la presenza di alcune unità navali italiane che operino nel porto di Tripoli solo a questo scopo e se vi fosse la necessità”, ha spiegato il ministero in una nota, sottolineando che “non sarà autorizzato alcun intervento di questo genere senza permesso e senza coordinamento con le autorità libiche all’interno del territorio e delle acque regionali libiche”.