L’Austria alza di nuovo la voce. Se l’Italia dovesse concedere permessi umanitari ai richiedenti asilo presenti sul suo territorio, proposta avanzata dai Radicali e dal senatore Pd Luigi Manconi, “proteggeremmo la frontiera del Brennero. Di certo non permetteremmo che la gente possa liberamente andare a nord”, ha detto il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz al termine del Consiglio dei rappresentati diplomatici dell’Unione europea. L’ipotesi “sarebbe assurda perché se le gente potesse passare, sempre più gente arriverebbe e questo non allevierebbe il peso per Italia e Grecia” e comunque l’ipotesi “non è stata discussa oggi”, ha proseguito Kurz.

Vienna però, che si prepara alle elezioni legislative del 15 ottobre, è già sul chivalà: il 4 luglio il ministro della Difesa Hans Peter Doskozil aveva annunciato, per essere smentito dopo una manciata di ore, l’invio di soldati e mezzi corazzati al Brennero. Ora è il suo collega all’Interno Wolfgang Sobotka a riaprire il capitolo minacce: “La concessione di visti umanitari dall’Italia a migranti è inaccettabile – ha spiegato il ministro, che ha annunciato che la settimana prossima incontrerà a Roma l’omologo italiano Marco Minniti – i visti umanitari sono una questione europea e di certo non italiana”. Il numero di migranti intercettati in Tirolo “attualmente è ancora stabile, ma la pressione aumenta e dobbiamo essere pronti”.

“Una situazione come quella del 2015 non deve ripetersi – ha fatto prontamente eco il  governatore tirolese Guenther Platter durante il sopralluogo al Brennero con Sobotka – per questo motivo saranno aumentati i controlli nell’hinterland del passo”. Attualmente 80-100 poliziotti austriaci sono impegnati nei controlli nell’hinterland del Brennero, ma non direttamente al confine. Questo numero – scrive il quotidiano Tiroler Tageszeitung – probabilmente sarà rinforzato con agenti provenienti da altre zone del Paese. La barriera, in caso di necessità, potrà comunque essere invece innalzata nel giro di 12-24 ore.