È giunta alla fine dopo pochi mesi l’esperienza di Große Koalition austriaca tra socialdemocratici (SPÖ) e popolari (ÖVP) guidata dal progressista Christian Kern. Le dimissioni da vice-cancelliere e ministro dell’economia del conservatore Reinhold Mitterlehner hanno aperto ad un cambio ai vertici del Partito popolare con l’elezione di Sebastian Kurz, ministro degli Esteri trentenne definito da molti il nuovo Emmanuel Macron, che ha chiesto subito la rottura del patto di coalizione e nuove elezioni in autunno.

Kurz ha adottato una strategia politica basata sul rinnovamento, ha imposto le proprie regole al partito ed è riuscito a farsi eleggere all’unanimità. Seppur giovane, il rampollo della politica austriaca ha capito bene quali sono i temi che interessano ai propri cittadini e si farà portatore di regole più stringenti sull’immigrazione e sull’accoglienza dei rifugiati, cercando di rinegoziare gli accordi con Bruxelles. Lo scopo sarà quello di guadagnare voti a destra sottraendoli al Partito della Libertà (FPÖ) che fu di Haider e dare nuovo vigore alla destra moderata. I delegati sembrano aver gradito la cosa, lasciandogli libertà su tutti i fronti, dalla squadra di governo, alla nomina dei delegati, fino al nome stesso della lista. Alle elezioni, che si terranno il 15 ottobre, i popolari si presenteranno con il nome Sebastian Kurz – Neue Volkspartei, nel segno di una personalizzazione estrema della politica.

In un incontro tra i capi dei due partiti della coalizione e il presidente della Repubblica Alexander Van Der Bellen si è parlato di “una breve e corretta campagna elettorale da settembre” seguita da elezioni anticipate. Le opposizioni hanno immediatamente colto l’occasione per appoggiare la scelta di una nuova consultazione popolare. Tra queste l’ultradestra FPÖ, guidata da Heinz-Christian Strache, che aveva visto il proprio candidato Norbert Hofer contendersi la presidenza della Repubblica con Van Der Bellen. I sondaggi mostrano una situazione piuttosto incerta con SPÖ e ÖVP al 28% e FPÖ in rapida ascesa al 26%. Da notare che alle presidenziali che incoronarono Van Der Bellen nel dicembre 2016, nessuno dei tradizionali partiti austriaci, SPÖ e ÖVP, riuscì a raggiungere il ballottaggio.

L’unica certezza al momento è il desiderio di Kurz di rompere il patto di governo con SPÖ, che molto probabilmente si ritroverà a guidare un governo di minoranza per portare a termine l’approvazione di alcune leggi. Uscire dal governo sarà una strategia importante per distaccarsi dall’immagine dell’establishment e candidarsi come candidato anti-sistema e contendere questo ruolo a FPÖ. La campagna elettorale è breve e, a differenza di Macron, l’austriaco ha solo pochi mesi per confrontarsi con l’elettorato.

Alla fine di queste trame di palazzo un vincitore sembra già esserci, è Strache, che ha iniziato a fare campagna elettorale in grande stile, attaccando il giovane rampollo del partito popolare e facendosi forte dei risultati ottenuti a dicembre. Chi governerà l’Austria ancora non è dato saperlo, ma una Große Koalition tra SPÖ e ÖVP non sembra al momento probabile e, chiunque vinca le elezioni, dovrà fare i conti con il Partito della Libertà, che comunque ne uscirà vincitore. Infatti, sia Kurz che il cancelliere Kern sembrano preferire un accordo con l’ultradestra. Insomma, a rimetterci potrebbero essere i rapporti con l’Europa e i profughi in cerca di accoglienza, in uno spostamento dell’asse politico tutta a destra.

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