“E’ dovere, in un paese civile e in uno stato di diritto, appurare fin da subito se ci siano delle responsabilità penali nella vicenda che ha portato alla tragica morte di Ibrahim, un ragazzo ivoriano di appena 24 anni”. Parola del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che ha risposto così alla richiesta proveniente dagli attivisti dell’ex Opg, i quali hanno chiesto chiarimenti sulle cause del decesso del ragazzo africano, morto dopo essere stato portato nell’ospedale Loreto Mare. “È dovere prestare le cure necessarie, l’assistenza e la collaborazione a chiunque – ha aggiunto de Magistris – e non invece negarle ad una persona solo perché migrante e con la pelle nera. Ai familiari ed agli amici di Ibrahim e a chi lo ha assistito va la mia solidarietà e vicinanza”.

Tra questi amici, come detto, anche gli appartenenti dell’ex Opg Je so Pazzo, al quale Ibrahim aveva chiesto aiuto legale per la richiesta d’asilo. I ragazzi hanno annunciato la loro intenzione di rivolgersi “alla Procura della Repubblica”. “Questo non è solo un caso di malasanità – ha accusato Chiara, attivista del centro – è un caso di razzismo. Se Ibrahim fosse stato italiano, oggi sarebbe ancora vivo”. “Ibrahim è morto e non sappiamo come” hanno detto i suoi amici che oggi si sono dati appuntamento nel piazzale davanti all’ospedale, dove hanno affisso uno striscione per chiedere “verità”. Hanno provato a entrare nel pronto soccorso, piangendo, chiedendo di capire cosa fosse successo al ragazzo. Gli attivisti dell’Ex Opg li hanno convinti a uscire dal pronto soccorso, a tornare nel piazzale, lasciando lavorare medici, infermieri e tutto il personale dell’ospedale.

Ventiquattro anni, Ibrahim sì è sentito male sabato scorso, come raccontato anche da Francesca Fornario nel suo blog su ilfattoquotidiano.it. I suoi amici e i ragazzi del centro sociale Ex Opg Je so Pazzo lo hanno portato una prima volta al pronto soccorso del Loreto Mare. “L’hanno dimesso poco dopo – ha raccontato Chiara, attivista del centro – Ma il ragazzo è peggiorato”. Domenica, gli amici di Ibrahim hanno provato ad aiutarlo senza riuscirci. “Nelle ore successive ha chiesto più volte soccorso – ha continuato Chiara – i suoi amici hanno chiamato invano un’ambulanza, sono stati rifiutati da un taxi, sono stati allontanati dalle forze dell’ordine, alla fine hanno dovuto portare il loro amico sulle spalle fino alla guardia medica più vicina, in Piazza Nazionale”. Il medico di turno ha avvisato immediatamente il 118 e un’ambulanza ha portato il ragazzo in ospedale, di nuovo al Loreto. “Erano già le due e mezza di notte – ha concluso Chiara – non si è saputo più nulla fino alle 21.30 di ieri, quando ci è stato detto dall’ospedale che era morto”. Per la giornata di domani gli amici e gli attivisti dell’ex Opg hanno organizzato un presidio per Ibrahim sotto la prefettura del capoluogo campano.