Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem? Con lui “abbiamo una battaglia aperta”. E’ “l’olandese che diceva che gli italiani spendevano i soldi della flessibilità in donne ed alcool: io gli spiegai che le donne noi non le paghiamo, a differenza di alcuni di loro”. E comunque, “alle sue elezioni ha preso il 5%”. Matteo Renzi non ha preso bene le reazioni di Bruxelles alla sua proposta di far salire il deficit al 2,9% del pil per cinque anni per recuperare risorse con cui ridurre le tasse. Tanto meno gli è piaciuta la precisazione che, non essendo più al governo, non è considerato un interlocutore delle istituzioni europee. Apriti cielo. La risposta, arrivata dai microfoni di Radio Montecarlo, è un attacco personale al politico olandese che guida il coordinamento dei ministri delle Finanze dell’Eurozona.

La giornata era iniziata con un coro di fischi al “piano industriale per l’Italia” messo nero su bianco da Renzi nel libro Avanti, in uscita tra due giorni.  Se il portavoce di Jean Claude Juncker si è limitato a un gelido “non commentiamo le parole di persone al di fuori della cerchia di governo”, il presidente dell’Eurogruppo e il commissario agli affari economici Pierre Moscovici sono invece entrati nel merito. “Stare al 2,9% sarebbe fuori dalle regole di bilancio, non è una decisione che un Paese può prendere da solo, in questa unione monetaria ci si sta insieme”, ha risposto Dijsselbloem a chi gli chiedeva un commento alle proposte renziane. “Sono sempre aperto a rendere le regole più efficienti, efficaci, ma non possiamo unilateralmente dire “le regole non sono per me quest’anno e per i prossimi cinque””, ha aggiunto. “Questa non è una decisione che una nazione può prendere da sola”.

Renzi prima ha tirato in ballo l’emergenza migranti: “Ma è possibile che l’Europa ci dica cosa fare e poi non è in grado di mantenere gli impegni per la relocation?” Ho grande rispetto per i commissari europei che siano o meno d’accordo con ‘back to Maastricht’, ma “quando arriveremo a discutere di questa soluzione in Europa non potranno che dire di sì”, ha sostenuto. Poi è passato agli attacchi personali contro Dijsselbloem, “l’olandese che diceva che gli italiani spendevano i soldi della flessibilità in donne ed alcool“. “Io gli spiegai che le donne noi non le paghiamo, a differenza di alcuni di loro”. Con lui, secondo l’ex premier, “abbiamo una battaglia aperta”. Peraltro, ha rincarato, non è molto amato in patria visto che “alle sue elezioni ha preso il 5%”. Secondo Renzi, Dijsselbloem ha “un pregiudizio“, come “alcuni dirigenti europei”, e “non si rende conto che di fiscal compact e austerity l’Europa muore”.

Moscovici dal canto suo ha argomentato che “l’interesse dell’Italia è continuare a ridurre il deficit per ridurre il debito che pesa sulle generazioni future e impedisce di finanziare i servizi pubblici“. Renzi, nel suo libro, ha a dire il vero evocato, senza entrare nei dettagli, un piano per la riduzione del debito attraverso “un’operazione sul patrimonio che la Cassa depositi e prestiti e il ministero dell’Economia e delle Finanze hanno già studiato”. Nei mesi scorsi si era parlato della possibilità di trasferire a Cdp quote in società partecipate, cosa che nominalmente ridurrebbe il debito. In ogni caso, ha spiegato il commissario, “ogni euro consacrato al servizio del debito è un euro tolto all’istruzione, per gli ospedali, per la sicurezza”. Il francese, in linea con Juncker, ha poi rimarcato di avere rapporti solo con “gli interlocutori legittimi di oggi, cioè Gentiloni e Padoan, con cui ho una relazione estremamente costruttiva e positiva”. Mentre “è da un anno che non ho scambi col mio amico Matteo Renzi”.

“Vorrei davvero che l’Italia resti quello che è: un partner affidabile, credibile e impegnato nella zona euro”, ha avvertito poi il commissario. “Ci serve un’Italia al centro della zona euro, che rispetta le regole che sono intelligenti e che sono applicate in maniera intelligente e flessibile nel suo caso”. Ma, ha rincarato, “l’Italia è veramente il Paese che non può lamentarsi delle osservazioni della Commissione, essendo il solo Paese che ha beneficiato di tutta la flessibilità del Patto: investimenti, riforme, terremoti“. Clausole di flessibilità invocate proprio dal governo Renzi. Nessuna solidarietà all’ex premier dall’allora suo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che si è sottratto alle domande sull’opportunità di aumentare il deficit spiegando: “Mi sembra che siano temi per la prossima legislatura”.