Dopo mesi di stallo e dopo le nuove misure di austerità varate dal Parlamento greco a metà giugno, l’Eurogruppo giovedì sera ha trovato un accordo sulla nuova tranche di aiuti ad Atene, 8,5 miliardi, e sulla partecipazione del Fondo monetario internazionale al piano di salvataggio da 86 miliardi concordato nel 2015. Ma la soddisfazione ostentata dal presidente Jeroen Dijssebloem e dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk cozza con i numerosi nodi ancora da risolvere. Nodi non solo finanziari: nella riunione di giovedì c’è stato anche uno scontro sul caso di tre funzionari (un italiano, uno spagnolo e uno slovacco) che sedevano nel consiglio del Fondo per le privatizzazioni ellenico e sono indagati dalle autorità giudiziarie greche per aver avallato, nel 2015, una valutazione ritenuta non congrua nell’ambito di un’operazione di vendita di asset immobiliari. C’è poi un dato incontrovertibile: i soldi versati alla Grecia serviranno in gran parte per ripagare a Bce e Fmi i prestiti in scadenza e saldare gli arretrati.

“Stasera la Grecia può vedere la luce alla fine del tunnel“, ha sostenuto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici. “L’accordo riguarda tutti gli elementi del programma di sostegno alla Grecia: condizionalità, debito e partecipazione Fmi”, ha gioito Dijssebloem. Ma in realtà, per quanto riguarda il debito monstre (179% del pil) è arrivata al più una fumata grigia: nessuno sconto, osteggiato dalla Germania, ma solo l’impegno a allungarne le scadenze e condizionare gli interessi da pagare al tasso di crescita “al termine del programma”. Non a caso poco dopo la direttrice generale del fondo Christine Lagarde ha gelato gli entusiasmi dicendo che “nessuno pensa che questa sia la miglior soluzione” e “sarebbe stato meglio avere una soluzione sull’alleggerimento del debito”, visto che “tutti concordano sul fatto che non è sostenibile”. Risultato: Lagarde si è impegnata a proporre “nelle prossime 24 ore” al consiglio direttivo del Fmi “l’approvazione di principio di un nuovo accordo precauzionale provvisorio per la Grecia” per un importo “di due miliardi di dollari circa”. Ma l’esborso vero e proprio ci sarà solo quando i partner europei avranno definito meglio le misure per rendere il debito sostenibile.

Di fatto, dunque, l’unico risultato è lo sblocco di 7,7 miliardi che verranno elargiti subito e altri 0,8 dopo l’estate. Questo a fronte di un nuovo taglio alle pensioni (il tredicesimo) dal 2019 e di un abbassamento della soglia di esenzione fiscale. Ma il quadro potrebbe complicarsi di nuovo a causa della vicenda dei tre funzionari sotto inchiesta. Il ministro delle Finanze spagnolo Luis De Guindos, a margine dell’Ecofin in Lussemburgo, ha avvertito che l’esborso potrebbe essere bloccato se la questione non verrà risolta. “Sono esperti che in forma disinteressata sono andati in Grecia per aiutare. Quello che si è detto ieri è che l’Eurogruppo come tale, su richiesta di Spagna e Italia, se non si trova una soluzione definitiva di questi esperti, allora bloccherà l’esborso”.

I funzionari, secondo De Guindos, “sono persone che hanno lavorato in assoluta buona fede per aiutare il governo greco e si sono ritrovati con un’imputazione. E’ una cosa assolutamente inammissibile: io e il mio collega italiano ne abbiamo parlato con il ministro Euclid Tsakalotos, ma sebbene abbiano approvato una legge che conferisce l’immunità” ai funzionari, questa “non viene applicata”. Il ministro del Tesoro italiano Pier Carlo Padoan ha smorzato i toni dicendo che “la palla è nel campo della magistratura, ma abbiamo ricordato al Governo greco che si deve ottenere qualche risultato concreto” ma c’è “ottimismo sul fatto che questa questione sia definitivamente risolta” e quando ci sarà l’esborso degli 8,5 miliardi “si valuteranno i progressi che devono esserci su questo terreno”.