C’è un nuovo indagato nell’ambito dell’inchiesta Consip. Si tratta di Alessandro Sessa, vicecomandante del Noe dei Carabinieri finito sotto inchiesta per depistaggio. Ascoltato già a maggio come persona informata sui fatti, oggi il colonnello torna davanti ai pm Paolo Ielo e Mario Palazzi, titolari dell’indagine, da indagato. Ed è proprio dopo quanto detto durante lo scorso interrogatorio, che i magistrati romani hanno deciso di ipotizzare il reato nei suoi confronti.

Il vicecomandante del Noe è accusato di aver mentito quando ha detto di aver comunicato al suo capo, Sergio Pascale, dell’esistenza dell’indagine dopo il 6 novembre 2016. Invece secondo i pm quella comunicazione è avvenuta nel giugno precedente, poco prima della prima fuga di notizie. Per questo motivo Sessa è stato iscritto nel registro degli indagati per depistaggio: l’interrogatorio nell’ufficio del procuratore capo Giuseppe Pignatone è durato circa un’ora

Sessa è il secondo appartenente al Noe che finisce coinvolto nell’inchiesta. Dopo il suo interrogatorio è stato sentito, per la seconda volta, Gianpaolo Scafarto, indagato invece per falso. Il capitano si è già difeso dall’accusa di aver manomesso alcuni passaggi di un’informativa del 9 gennaio 2017 nei capitoli che riguardavano i servizi segreti e nell’intercettazione che tirava in ballo il padre dell’ex premier Tiziano Renzi, indagato sempre nell’inchiesta Consip per traffico di influenze. Nell’informativa era stata attribuita la frase “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato” ad Alfredo Romeo, l’imprenditore ora in carcere per corruzione. In realtà a pronunciare quella frase (senza che si riferisse a Tiziano Renzi) era stato l’ex parlamentare Italo Bocchino, anche questi indagato per traffico di influenze. I magistrati romani ipotizzano che dietro questi errori ci sia un dolo. Scafarto, difeso dall’avvocato Giovanni Annunziata, è stato sentito per un approfondimento di alcuni aspetti già affrontati nel primo faccia a faccia del 10 maggio scorso.

Lo so, lo so. Oggi bisognerebbe dare sfogo alla rabbia. All’improvviso scopri che nella vicenda Consip c’è una indagine per DEPISTAGGIO, reato particolarmente odioso, e ti verrebbe voglia di dire: ah, e adesso? Nessuno ha da dire nulla? Tutti zitti adesso? I grillini cambiano idea sulla legge elettorale che loro stessi hanno voluto e votato. Sono passati due giorni e già hanno cambiato posizione? Due giorni! I commentatori che ti accusavano di voler fare tutto da solo oggi ti accusano di fare gli inciuci. Non commentano ciò che tu dici ma ciò che loro vogliono che tu dica. Verrebbe voglia di arrabbiarsi. Poi succede che un amico ti offre una birra su una terrazza fiorentina. E ti si schiude la meraviglia. Ti si allarga il cuore. La bellezza prende il sopravvento. E la rabbia la lasciamo a chi se la può permettere. C’è una frase di Alda Merini che dice: bastava la letizia di un fiore per ricondurci alla ragione. Basta la bellezza della città del fiore per abbandonare ogni sentimento di rabbia. La giustizia farà il suo corso, la legge elettorale passerà se ci saranno i numeri, i commentatori polemici riconosceranno la serietà del nostro comportamento. Basta sapere aspettare e noi non abbiamo fretta. Teniamoci la bellezza, lasciamo loro la rabbia e la polemica. Buon pomeriggio, amici!

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La notizia del coinvolgimento nelle indagini di Sessa ha provocato la reazione di Matteo Renzi e del suo vicesegretario, Maurizio Martina. “Oggi bisognerebbe dare sfogo alla rabbia. All’improvviso scopri che nella vicenda Consip c’è un’indagine per depistaggio, reato particolarmente odioso, e ti verrebbe voglia di dire: ah, e adesso? Nessuno ha da dire nulla? tutti zitti adesso?”, scrive l’ex premier su Instagram. “I nuovi elementi che emergono sulla vicenda Consip sono ancora più inquietanti. Come sempre noi esprimiamo massima fiducia nella magistratura che sta accertando quanto è accaduto. Ci vorrebbe anche il coraggio di una riflessione pubblica su tutto ciò, perché mi pare emerga sempre di più una questione democratica molto delicata”, dice invece il ministro dell’Agricoltura. Ai due massimi esponenti dem replicano i deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Affari costituzionali.  “Renzi – scrivono in una nota – dica qualcosa sul ministro e suo braccio destro, Luca Lotti, sul comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette, e sul comandante dell’Arma in Toscana, Emanuele Saltalamacchia, tutti amici della sua famiglia, che sono accusati di aver depistato le indagini sull’inchiesta Consip. Su questo punto non ha nulla da dire? Il Partito democratico punta il dito solo su un aspetto della vicenda e, stranamente, dimentica anche che Tiziano Renzi è indagato per traffico di influenze“.

L’inchiesta Consip è stata svelata dal Fatto Quotidiano il 22 dicembre dell’anno scorso. Nel mirino dei pm c’è l’appalto più grande d’Europa: Fm4, cioé facility management, la gara indetta nel 2014 da Consip per l’affidamento dei servizi gestionali degli uffici, delle università e dei centri di ricerca della Pubblica amministrazione. La convenzione vale 2 miliardi e 700 milioni di euro per una durata complessiva di 36 mesi. Sono diversi i filoni dell’inchiesta: uno riguarda la fuga di notizie. Indagato tra gli altri  per rivelazione di segreto e favoreggiamento il ministro Luca Lotti. già sottosegretario alla Presidenza del consiglio, è stato iscritto nel registro degli indagati a seguito delle dichiarazioni del suo amico Luigi Marroni, che nel suo interrogatorio come persona informata dei fatti ha tirato in ballo anche il generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, comandante della Legione Toscana anche lui  indagati per le stesse ipotesi di reato. Successivamente, nell’inchiesta è spuntato anche il nome di Tiziano Renzi. Il padre dell’ex premier è indagato per traffico di influenze al pari dell’imprenditore farmaceutico toscano Carlo Russo e di Italo Bocchino, consulente di Romeo.