La legge elettorale arriverà in discussione in Aula alla Camera a sei mesi esatti dal referendum costituzionale che avrebbe dovuto celebrare l’Italicum. Invece non sarà quel sistema a essere ridiscusso dopo la sentenza della Corte Costituzionale, bensì il Rosatellum, cioè un nuovo schema misto (metà proporzionale e metà maggioritario). L’approdo davanti all’assemblea di Montecitorio è slittato al 5 giugno, scivolando di un’altra settimana rispetto alla data decisa in fretta e furia dai gruppi parlamentari quando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato ai presidenti delle Camere che bisognerebbe cominciare a fare quello che il capo dello Stato chiede dalla metà di dicembre.

La decisione del rinvio di una settimana è stata presa in conferenza dei capigruppo, con la presidente Laura Boldrini, per garantire le opposizioni non solo per una discussione più ampia (voto in commissione entro il primo giugno). Il Pd, dopo la frustata di Matteo Renzi ora che ha ripreso le redini del partito, avrebbe voluto andare a tutta la velocità, dopo il ritiro del testo del presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Andrea Mazziotti che ipotizzava di applicare l’Italicum modificato dalla Consulta. Ma gli avversari del testo Pd – il Rosatellum, simile al sistema tedesco – sono andati su tutte le furie. Infatti se il testo approdasse in Aula il 29 maggio, col cambio del mese, scatterebbe il contingentamento dei tempi, secondo il regolamento della Camera. Da qui l’accoglimento della proposta del capogruppo del Misto, Pino Pisicchio: una settimana in commissione, discussione in aula dal 5 giugno, l’impegno di non fare ostruzionismo e approvazione e invio al Senato entro la fine di giugno. A Palazzo Madama sarà la vera battaglia per la modifica della proposta dei democratici. I punti in discussione sono diversi. Tra questi anche la soglia di sbarramento per ora fissata al 5 che rischia di tenere fuori non solo alfaniani e Sinistra Italiana, ma anche Mdp e Fratelli d’Italia.