Lo ripetono da settimane, inascoltati, una volta al giorno tutti i giorni: la loro ossessione è l’eliminazione dei capilista bloccati. “Altrimenti siamo pronti a un’opposizione dura. Fino all’ostruzionismo. E’ il mandato che abbiamo ricevuto il 4 dicembre, nella notte del referendum”. A parlare è Arturo Scotto, napoletano di Torre del Greco, 39 anni, ex capogruppo di Sel e ora tra i leader di Articolo 1, che sui giornali chiamano Mdp, in sostanza il partito nato dall’unione dei fuoriusciti del Pd e, appunto, ex vendoliani. La discussione sulla legge elettorale va avanti come una

macchina ingolfata, sembra finalmente partire da un momento all’altro e non parte mai. Ora sul tavolo ci sono le due proposte, con il Parlamento spaccato quasi a metà: da una parte l’Italicum bis, quello uscito dalla Consulta, dall’altra il “tedesco corretto” del Pd. “Una grande confusione. Ma resiste solo una cosa: i capilista bloccati, cioè il 75 per cento dei deputati nominati dai capibastone“. Renzi si era detto disposto alla cancellazione dei capilista bloccati. “Noi ci sediamo al tavolo solo se si discute di questa questione. Altrimenti siamo pronti a opposizione dura fino all’ostruzionismo. Perché è il mandato che abbiamo ricevuto il 4 dicembre”.

Quindi “alla grillina”, sale occupate e lavori bloccati? “I grillini per la verità mi sembrano un po’ timidi su questo tema – risponde Scotto – Mi sembra che quella tra M5s e Fi sia la vera santa alleanza per mantenere questo meccanismo. Invece dovrebbe essere ricostruito un rapporto diretto tra elettori ed eletti”. Il parlamentare di Mdp dice che il suo gruppo è pronto “ad alleanze con chiunque” pur di togliere il blocco dei capilista. E viceversa ricorda che il suo è il quarto gruppo parlamentare e quindi difficilmente si può fare una legge elettorale senza consultarlo. “E noi vogliamo una riforma fatta bene. Noi vorremmo di ripetere gli errori di questi 10 anni con leggi che hanno allargato la faglia tra cittadini e istituzioni, dopato l’astensionismo e hanno dato il passepartout alle forze populistiche“.

 

In realtà il sistema tedesco garantisce almeno per una parte la chiara scelta da parte dell’elettore nei confronti del candidato. “Noi siamo favorevoli al sistema tedesco – spiega Scotto – sono il primo firmatario di una proposta di legge per quello schema. Però ci sono due cose per le quali non mi piacciono nella proposta del Pd”. La prima: “C’è uno scorporo nazionale per cui avremmo una deformazione ipermaggioritaria per cui se raggiungi il 5 per cento in realtà prendi la metà”. La seconda: “In Germania è che hanno partiti di tradizione democratica antichissima, per cui la quota bloccata è comunque garantita da un percorso democratico, tutelata perfino in Costituzione. In Italia invece continuiamo a discutere da anni dell’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione per i partiti e i movimenti”.

Ma la posizione del Pd sulla legge elettorale è la stessa che il partito e Matteo Renzi hanno su molte questioni. “Compreso il rapporto di governo – riflette Scotto – Sembra un governo amico, non del Pd. Nonostante il presidente del Consiglio abbia la tessera in tasca e ci siano pressoché gli stessi ministri del governo precedente”. Renzi, secondo il deputato Mdp, gioca sempre la stessa partita:

 

“Maggioranza e opposizione, la mattina veste l’abito dell’incendiario e la sera la divisa del pompiere. Questo produce una precarietà delle istituzioni e una paralisi che si riproduce anche nella discussione sulla riforma elettorale”.

L’Italicum condanna alle larghe intese, per Mdp dovrebbero essere il male assoluto. “Ma il Pd ha già scelto una strada precisa – replica Scotto – E’ stato Renzi nel confronto televisivo per le primarie a dire che le larghe intese non sono escluse. La conseguenza è l’abbandono del centrosinistra. Per questo noi dobbiamo costruire una forza di cambiamento, una coalizione di centrosinistra in discontinuità con le politiche del Pd per chi non si sente più rappresentato dal Partito democratico, per chi non vuole urla e improvvisazione del M5s e ovviamente per chi non vuole il ritorno del centrodestra. Su di noi ricade una grossa responsabilità”.

Per cominciare questo percorso a prima vista proibitivo l’appuntamento è “Fondamenta“, una tre giorni a Milano che si muoverà su 4 direttrici: rappresentanza, lavoro, welfare, democrazia. E’ qui che si inserisce il ragionamento sul governo: “Noi non siamo nati per il martirio, non siamo donatori di sangue. Non c’è stata una svolta col Def, non c’è stata in questa manovrina, vedremo se ci sarà nella prossima Finanziaria, ma andare avanti così non ha senso”. Gli episodi di attualità non mancano. C’è la vicenda K-Flex, l’azienda che delocalizza in Polonia dopo aver avuto finanziamenti dalla Cassa Depositi e Prestiti: “Noi proponiamo che in questi casi i soldi pubblici ricevuti da un’azienda che poi delocalizza, vengano restituiti e messi in un fondo di accompagnamento per gli operai che hanno perso il lavoro”. Oppure il caso delle scuole di Caserta che fanno da controcanto alla narrazione della Buona Scuola. La proposta di Mdp è dare per 3 anni 8 miliardi all’anno. “Se invece si pensa ad andare avanti con bonus, incentivi e mance, non si va da nessuna parte”. I Democratici e Progressisti hanno già fatto valere la propria autonomia sulla legge sulla legittima difesa, che pure era di iniziativa popolare, e ora marcano di nuovo la differenza anche sulla vicenda della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi: “Venga in Parlamento a fare chiarezza o si dimetta – taglia corto Scotto – Anzi, il presidente Gentiloni non può più tacere. Tanto più dopo che, oltre a quanto scritto da De Bortoli, viene fuori che si era tentato anche con la Banca . Uno scenario, verrebbe da dire, da ‘In viaggio per papà’”.

Mdp non si fa risucchiare nella deriva a destra di Renzi, giura Scotto. Ma, a parte il pungolo continuo, non pare volersi prendere la responsabilità di staccare la spina. “Se non ci saranno questi elementi di discontinuità su democrazia, lavoro, questione morale, sarà il Pd a staccare la spina”.