Ancora una volta ultimi in Europa. Mentre nell’Eurozona si registra “una crescita salda” che continuerà con un “ritmo stabile“, l’Italia rimane in fondo alla classifica dei Paesi Ue. Secondo le nuove previsioni economiche di primavera di Bruxelles, infatti, l’Italia è il Paese europeo che cresce meno di tutti. “Da 0,9% quest’anno passa a 1,1% l’anno prossimo, perché persistono le fragilità strutturali che conosciamo”, ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici presentando le nuove stime. Numeri che confermano quelle di febbraio, quando l’Italia era già stata inserita in ultima posizione tra i paesi Ue. Le stime di crescita rimangono dunque sotto la soglia psicologica dell’1%: +0,9% nel 2016 e 2017, +1,1% nel 2018. In generale, tutte le previsioni di Bruxelles sui conti pubblici italiani sono meno ottimistiche di quelle contenute nel Documento di economia e finanza.

“L’incertezza politica e il lento aggiustamento nel settore bancario rappresentano rischi al ribasso alle prospettive di crescita italiane”, scrive la commissione Ue nelle nuove previsioni economiche di primavera. Bruxelles rileva anche che, dall’altra parte, “l’elevata fiducia nella manifattura potrebbe implicare una domanda esterna più forte di quella data dalle previsioni”.

Per quanto riguarda il disavanzo, Bruxelles ha tenuto conto della manovrina correttiva di un valore pari allo 0,2% del pil appena varata dal governo e ha quindi migliorato le sue stime portandolo dal 2,4 al 2,2% per il 2017 e al 2,3% per il 2018, in attesa della manovra d’autunno che stando al Documento di economia e finanza dovrebbe ridurlo all’1,8% del pil. Nel 2016 il deficit si è attestato al 2,4%. Il bilancio del 2017, spiega la Commissione, “include misure che avranno un impatto accrescitivo sul deficit nel 2018, come l’introduzione di una ‘flat tax’ sul reddito delle piccole imprese (Iri)”. Il deficit strutturale, che si calcola in rapporto al pil potenziale, è al 2% nel 2017 (come a febbraio) e al 2,2% nel 2018 (dal 2,5% di febbraio), in leggero deterioramento dall’1,7% del 2016.

Il debito pubblico italiano è dato poi in ulteriore salita dal 132,6% del pil nel 2016 al 133,1% nel 2017 “anche a causa delle risorse aggiuntive destinate al sostegno pubblico al settore bancario e ai risparmiatori”, per poi calare al 132,5% solo nel 2018. Si tratta comunque di previsioni migliori rispetto a quelle dello scorso autunno, che lo davano al 133,7% nel 2017.

Tornando al pil, se l’Italia è il fanalino di coda della classifica Ue invece in tutto il resto dell’Eurozona si registra una “crescita salda” che continuerà con un “ritmo stabile“, con un pil rivisto al rialzo all’1,7% per il 2017 (1,6% nelle previsioni d’inverno), e invariato all’1,8% per il 2018. Ritoccato all’insù da 1,8 a 1,9% per entrambi gli anni il pil dell’Ue a 28. Secondo le previsioni economiche di primavera, dunque, l’Europa entra così nel suo quinto anno consecutivo di ripresa, che sta ora raggiungendo tutti gli stati membri.

Quanto al calo degli investimenti pubblici registrato in Italia nel 2016, Moscovici ha detto che ha spiegazioni tecniche ed è essenzialmente dovuto all’avvio di un nuovo periodo di programmazione degli investimenti finanziati attraverso l’Ue, cosa che propende “in senso positivo” ai fini del giudizio della Commissione europea sull’applicazione della clausola della flessibilità per gli investimenti, concessa a Roma per il 2016. La Commissione, ha detto, “sta valutando questo fattore nel quadro della preparazione della sua raccomandazione e deciderà nel quadro del pacchetto di primavera se la deviazione per gli investimenti possa essere accordata come richiede il patto di stabilità, ma il fattore che indico è un fattore esplicativo che propende in un senso positivo”.

“L’incertezza che circonda le previsioni economiche resta elevata”, annota comunque Bruxelles, ma “nel complesso i rischi sono diventati più bilanciati che in inverno anche se restano al ribasso”. Per Bruxelles i rischi possono arrivare “dalla futura politica economica e commerciale Usa e più ampie tensioni geopolitiche”, ma anche “dall’aggiustamento economico della Cina, la salute del settore bancario in Europa e gli imminenti negoziati con la Gran Bretagna” per la Brexit. Un incertezza che è legata a doppio filo alle novità politiche. E infatti Moscovici annota che  “dopo le elezioni in Olanda e in Francia”, l’incertezza sull’economia europea “dovrebbe continuare a diminuire nei mesi a venire, all’avvicinarsi della conclusione dell’impressionante ciclo elettorale in Europa”.